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Archive for Settembre, 2007

Richiesta costi piante da tartufi Piemonte, Asti

Giovedì, Settembre 27th, 2007

Richiesta di preventivo gratuito per l’acquisto di piante da tartufi, Fausto di Asti
Tipo Tartufo => bianco pregiato (Tuber magnatum Pico)
Tipo Albero => Tiglio
Quantita => 10
Tipo Tartufo => bianco pregiato (Tuber magnatum Pico)
Tipo Albero => Pioppo bianco
Quantita => 10

Tipo Tartufo => bianco pregiato (Tuber magnatum Pico)
Tipo Albero => Rovere
Quantita => 10

Tipo Tartufo => bianco pregiato (Tuber magnatum Pico)
Tipo Albero => Nocciolo
Quantita => 10

Tipo Tartufo => bianco pregiato (Tuber magnatum Pico)
Tipo Albero => Carpino nero
Quantita => 10

Il richiedente verrà contattato gratuitamente e direttamente dalle ditte Leader del settore tartuficoltura che collaborano con l’Associazione.

Per quesiti o informazioni gratuite sulle piante da tartufo, sulla coltivazione, produzione e commercializzazione di tartufi, per sapere come coltivare tartufi, i costi iniziali e di manutenzione degli impianti nonchè per le altre informazioni o per l’ invio di esperienze riguardanti la tartuficoltura, i tartuficoltori di ieri, i tartuficoltori di oggi e i tartuficoltori di domani possono scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, qual’è il ciclo annuale del tartufo’

Martedì, Settembre 25th, 2007

Qual’è il ciclo annuale del tartufo?

Non si conosce chiaramente. Ogni specie ha la sua storia, il suo ciclo. Per quanto riguarda il tartufo nero pregiato, che è quello un pò più studiato, si è osservato che la formazione dei corpi fruttiferi avviene fin dalla primavera. In Francia, verso la metà o fine maggio, hanno fatto una prova del genere: hanno prelevato il terreno su una tartufaia e vagliato per verificare la presenza degli abbozzi dei corpi fruttiferi. Si è trovata una densità di 300-400 corpi fruttiferi a metro quadrato, quindi un numero enorme. Questi abbozzi, sono tre o quattro coppette attaccate l’una all’altra, di colore rosso. Se ne trovano anche dentro i vasetti delle piante tartufigene. Questi piccoli corpuscoli, sono prodotti dal micelio della micorrizza, poi, non si sa bene quando, ma sembra abbastanza presto, si staccano dalla pianta madre per condurre vita autonoma, come fossero funghi saprofiti. Questo fa si che, quando il terreno si asciuga, gli abbozzi muoiono, mentre se fossero attaccati alla pianta madre non morirebbero.

La maggior parte di questi abbozzi primaverili muore durante l’estate; probabilmente, se il terreno rimanesse fresco, potrebbero arrivare a maturazione.

Da una ricerca dell’Autore di Perugia, confermata anche da altri, sì è accertato che le annate migliori per i tartufi sono quelle caratterizzate dal fenomeno di calda-fredda estiva. Sembra che la calda-fredda spinga la formazione dei corpi fruttiferi, per cui questi sicuramente si formano anche in agosto.

Dopo la formazione, gli abbozzi rimangono molto piccoli per un periodo abbastanza lungo, poi nel giro di pochi giorni crescono tanto rapidamente da screpolare il terreno. L’occhio esperto nota questi segnali sul terreno della tartufaia: se gli abbozzi di tartufi crescessero lentamente gli agenti atmosferici pareggerebbero la superficie del terreno e nulla potrebbe essere notato. Il tartufo, una volta cresciuto, per arrivare a maturazione può impiegare anche due o tre mesi. Un tartufo gia grande può essere notato in ottobre-novembre sotto il terreno sollevato però la maturazione può richiedere ancora parecchie settimane; quindi, tempi molto lunghi dal momento dell’ingrossamento alla piena maturazione. Di conseguenza, zappare la tartufaia a novembre significa portare via i tartufi che maturerebbero a febbraio.

Il ciclo del tartufo bianco è abbastanza sconosciuto, anche se la maggior parte dei ricercatori è convinta che la crescita del bianco avvenga rapidamente come quella del nero, ma che la maturazione sia abbastanza precoce. Insomma, dal momento della formazione al momento della maturazione, probabilmente passa un mese. Molti ricercatori asseriscono di aver trovato tartufi bianchi maturi 20-30 giorni dopo la raccolta di altro tartufo sullo stesso identico foro, nella terra con cui si è ricoperta la buchetta. Tuttavia non si hanno molte certezze sul ciclo del tartufo bianco; purtroppo si deve constatare che le ricerche sull’argomento non ottengono facilmente i necessari finanziamenti.

Per quesiti o informazioni scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, quando irrigare gli impianti?

Martedì, Settembre 25th, 2007

Quando irrigare le tartufaie artificiali?

Per l’irrigazione bisogna considerare due periodi diversi.

Il periodo primo, coincide con la messa a dimora delle piante, per fa si che la pianta attecchisca bene.

Il trapianto non deve essere fatti profondo perché bisogna evitare che si formino radici superficiali.

Quando si mette a dimora una piantina tartufigena il pane di terra deve essere posto solo un paio di centimetri sotto il livello del terreno per evitare che la pianta emette radici al colletto non micorrizzate.

Tuttavia, con la messa a dimora superficiale, il secco la può raggiungere abbastanza facilmente, per cui i primi 2-3 anni vanno irrigate 3-4 volte l’anno.

Quando cominciano a prodursi i tartufi, l’irrigazione è essenziale per garantire la produzione dei tartufi stessi.

In Francia, prima installano un impianto di irrigazione e poi impiantano la tartufaia.

Gli impianti di irrigazione migliori sono fissi, a bassa pressione con ugelli che formano una pioggerellina che investe un paio di metri quadrati da una parte e dall’altra della pianta, praticamente quasi tutti il pianello.

L’acqua va data fino a che il fronte umido non scende tutto sul terreno almeno una ventina di centimetri.

Come si fa a saperlo?

Ogni tipo di terreno si assorbe l’acqua in maniera diversa, per cui non possiamo dire a priori ”servono dieci litri d’acqua a metro quadrato, o cinque litri”.

Quando irrigare? Come gia detto la terra si deve asciugare e deve riscaldarsi in primavera per cui fino a luglio la terra si deve scaldare e allora non si innaffia; da luglio in poi si comincia a irrigare.

Per prassi comune si fa una prima irrigazione abbondante, le successive saranno leggere per mantenere sempre un certo grado di umidità del terreno.

Per le tartufaie il temporale è estivo è più efficace dell’irrigazione perché arriva acqua più fresca, però le irrigazioni sono utili quando il tempo è secco.

Per quesiti o informazioni scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, zappare è dannoso?

Martedì, Settembre 25th, 2007

Zappare le tartufaie è veramente dannoso?

In allestimento

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Tartuficoltura, perchè a volte la produzione cessa?

Martedì, Settembre 25th, 2007

Perchè a volte la tartufaie smettono la produzione?

In Valnerina i tartufi sono diminuiti drasticamente intorno al 1968 quando una legge vietò il pascolo delle capre nei boschi. Vietato il pascolo delle capre è venuta meno la concimazione organica sulle tartufaie, i boschi si sono schiusi anche perché la gente non va più a raccogliere la legna. Infittiti i boschi sono scomparse tutte le tartufaie. Nuove tartufaie si sono formate nei terreni abbandonati, nelle vecchie carbonaie dove il carbone mantiene soffice il terreno. L’ambiente è importante: allorché si creano le condizione si formano le tartufaie, quando le condizioni vengono meno le tartufaie scompaiono. Se si interviene a ripulire il bosco si ricreerebbero le tartufaie. È estremamente importante cominciare a capire l’ecologia di ogni tartufo. Se si conosce l’ambiente si può migliorare la tartufaia e andare a colpo sicuro quando si va a tartufi. Quando si va a cercare il bianco si può guardare da lontano ed individuare il pioppo bianco; quando c’è questa specie si va quasi sul sicuro perché il pioppo bianco è indice di umidità del terreno, è indice di ambiente fresco, ovvero di ambiente idoneo al tartufo bianco.

 

Per informazioni scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, controllo micorrize in campo?

Martedì, Settembre 25th, 2007

E’ possibile controllare se nelle radici delle piante in campo sono presenti micorrize?

In allestimento

Per quesiti o informazioni scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, il pianello è segno di produzione?

Martedì, Settembre 25th, 2007

Non sempre, in base ai dati di affermati ricercatori solo il 40%-50% di piante con il “pianello” effettivamente producono, almeno finora; tenete conto che gli impianti piu’ vecchi seguiti da quest’ultimi hanno circa 15 anni quindi probabilmente i risultati sono destinati a migliorare, ma va ricordato che come altri funghi diversi dai tartufi possono formare “il pianello”.

 cap0544.JPG

 Si puo’ aggiungere in proposito quello che si e’ scoperto nello studiare una tartufaia di proprieta’ della Comunita’ Montana  di Spoleto. Si tratta di una tartufaia bellissima di circa 15 anni, costituita da carpini e roverelle; i pianelli sono numerosi e molto evidenti eppure la produzione e’ scarsissima se non addirittura nulla pur trovandosi in una zona ricca di tartufaie naturali; i ricercatori sono allora andati a verificare lo stato di micorrizzazione delle radici e si e’ riscontrato che le micorrize appartenenti a Tuber Melanosporum Vitt., specie con cui erano state inoculatele piante, erano molto scarse mentre abbondanti si trovavano quelle di un altro fungo micorrizico, anche questo in grado di “bruciare”, cioe’ di formare il “pianello” come il nero pregiato. Una conferma di quanto era stato trovato venne da alcuni ricercatori francesi che si erano venuti a trovare in una situazione analoga. Per cercare di risolvere il problema  lo scorso anno dei ricercatori hanno sotterrato dei corpi fruttiferi di tartufo nero pregiato intorno ad alcune piante; su altre piante si e’ provveduto con delle irrigazioni; quest’anno si dovranno verificare se il numero di micorrize di tartufo e’ aumentato o viceversa sono diminuite quelle del fungo “inquinante”. Ovviamente la ricerca e’ lenta e probabilmente gli effetti, se ci saranno, saranno visibili negli anni successivi; quella sulla tartuficoltura e’ quindi una ricerca che richiede tempo proprio perche’ segue dei ritmi biologici che inevitabilmente sono lenti. Tutto questo per dire come “il pianello”, anche se presente, non e’ una condizione di sicura produzione di tartufo nero.   

cap0532.JPG

 

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Tartuficoltura, quanta produzione e quando?

Martedì, Settembre 25th, 2007


Quanto producono le tartufaie coltivate?

Dal punto di vista della produttività le tartufaie coltivate di nero pregiato hanno dato, anche se non sempre, delle risposte molto significative;ovviamente quando sono state rispettate tutte quelle condizioni di clima, terreno, pianta e di tecniche colturali necessarie;qualche difficoltà si ha nel mantenere costante la produzione, questo perchè molti sono i fattori che entrano in gioco e che la condizionano interagendo tra di loro.
Per quanto riguarda il tartufo bianco, la ricerca è iniziata con molto ritardo rispetto al  nero pregiato, ma soprattutto è stata ed è portata avanti da un minor numero di ricercatori, questo perchè il ha una distribuzione molto limitata.
G.DI.M. La coltivazione del Tuber melanosporum Vitt. comincia ad essere molto interessante anche da un punto di vista economico.
Per esempio alcune tartufaie coltivate dellìetà di 13 14 anni hanno prodotto dai 50 -6 kg di tartufi per ettaro.
Considerato l’alto costo del tartufo e il fatto ce i terreni dove sono stati realizzati gli impianti sono marginali, il riscontro economico è sicuramente interessante.
Il problema, come si diceva è quello di incrementare e di stabilizzare la produzione che è fortemente condizionata dall’andamento climatico.In italia, purtroppo, non sempre si riesce ad irrigare sia per gli alti costi, sia perchè le tartufaie coltivate vengono reralizzate in terreni marginali dove è difficile predisporre impianti di irrigazione.
I Francesi, al contrario, trattano ormai le tartufaie come una qualsiasi coltura arborea intensiva, ottenendo risultati produttivi molti soddisfacenti.

L’entrata in produzione della tartufaia dipende dalla specie della pianta ospite, dalla specie di tartufo e da fattori edafici e climatici.
I dati produttivi che riportiamo sono riferiti solo al tartufo nero pregiato in quanto solo per questo si dispone di risultati sperimentali.
IN generale le piante a rapido accrescimento, quali i noccioli, entrano in produzione rapidamente ( dopo 3-5 anni) ma la loro durata produttiva è breve ( 25-30 anni).
Le piante a lento accrescimento cmoe le querce entrano in produzione più tardi ( dopo 7-10 anni) ma il loro periodo produttivo può arrivare a 50 anni e più.
Una tartufaia di tartufo nero pregiato può produrre 30-50 kg/ha di tartufo per anno con un massimo produttivo finora registrato di 150 kg/ha di tartufo per anno.
Il tartuficoltore durante la stagione di raccolta dovrà ispezionare periodicamente la tartufaia con cani appositamente addestrati.
Quando il cane segnalerà la posizione del tartufo si farà una buca il più piccola possibile avendo cura di non rompere le radici.
Una volta estratto il tartufola buca va immediatamente richiusa utilizzando il terreno rimosso per impedire la morte delle radici micorrizate per disidratazione.

Per quesiti o informazioni scrivere a tartuficoltura@gmail.com

Tartuficoltura, analisi del terreno

Martedì, Settembre 25th, 2007

Quale tipo di analisi va fatto per stabilire se il terreno è adatto alla coltivazione dei tartufi?
G.di M. Normalmente la prima cosa che viene fatta è una Normale analisi del terreno mediante la quale viene determinata:La granulometria cioè la presenza di percentuale di sabbia, limo ed argilla sulla terra fine, il  valore del PH, il contenuto di sostanza organica, il calcare totale e quello attivo.
Il numero di campioni da analizzare dipende dal grado di variabilità del terreno, più questo è varaibile, maggiore sarà il numero di campioni da prelevare.
Ovviamente la sola analisi del terreno non ci dà tutte le informazioni necessarie, è importante quindi conoscere la piovosità media e la sua distribuzione durante l’anno, l’altitudine, l’esposizione, la profondità della falda ecc. insomma acquisire tutte le informazioni necessarie per stabilire se è possibile coltivare tartufi in quel terreno e se si qual’è la combinazione pianta - tartufo migliore.
E’ la natura stessa del luogo che ci da delle preziose informazioni e delle risposta utili alle nostre richieste.
Se nell’ambiente circostante si raccolgie una determinata specie di tartufo significa che in quel punto si verificano condizioni ottimali per la crescita di quel tartufo; analogamente si deve ragionare quando si affronta il problema della scelta della pianta simbionte;quindi se vi sono roverelle sarà consigliabile impiantare roverelle, se vi sono carpini, carpini e così via. Assecondare cioè al massimo quello che la natura del luogo ci dice; quindi potremo avere delle conferme ulteriori con le analisi del terreno, con i dati climatici ecc.

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Tartuficoltura e tartuficoltori, prov. di Roma

Martedì, Settembre 25th, 2007

Caro Maurizio è parecchio che ti contatto mà non riesco a trovarti sul
telefonino, mi servirebbe sapere se conosci o sai dove prendere delle
piantine micorizzate con lo scorzone.
Ciao ha risentirci Rossano.

Ciao Rossano, ti contatto appena ho un attimo libero.


Tartuficoltura, fondi europei.

Martedì, Settembre 25th, 2007

Da tempo vorrei fare una coltivazione a tartufo. Hai
notizie su fondi europei o similari? Se mi rivolgo ad una comunità montana,
potrei ottenere un appezzamento di terra, anche impervio, da riforestare a
tartuficoltura?
Gian Luca

Gian Luca verrà contattato dagli esperti tartuficoltori e dalle ditte Leader del settore tartuficoltura


Tartuficoltori attenzione!!

Lunedì, Settembre 24th, 2007

Mi hanno spedito questo simpatico commento prelevato da un forum sulla coltivazione del tartufo, leggete  la risposta, spesso è pura verità!
Mau.
———————————————
Domanda nel forum:

Oggetto: Coltivazione tartufi
Nessuno sa’ qualcosa in merito?
Mi hanno riferito di una trasmissione .. ma di più non so’.
:l:
A voi….. la tastiera. :)

Risposta di altro utente del forum:

Ne ho sentito parlare una volta in tv, e dicevano che compri tutto l’occorrente in una ditta che prima di venderteli fa un sopralluogo nel tuo terreno, poi siccome il terreno va sempre bene ti vendono il kit, garantendo la vendita del prodotto, ma il prodotto non viene, e allora tu li contatti e loro ti dicono dove hai sbagliato (perchè è certo che tu hai sbagliato qualcosa) e ti vendono la soluzione al problema, ma la soluzione al problema non funziona, ed allora ti fanno fare l’affare, ti vendono un kit superfico che costerebbe il doppio, ma te lo fanno pagare la metà……..ma neanche quello funziona ed allora caro cliente lei è un inetto incompetente che è stato capace di far fallire per la prima volta non uno ma ben 2 superkit, di conseguenza se ne vada a quel paese perchè non vogliamo clienti come lei.
e allora tu finisci a mi manda rai tre, il resto è noto a tutti.
Perchè non coltivi cipolle?

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Terreni naturali Tuber magnatum Pico

Lunedì, Settembre 24th, 2007

I terreni delle tartufaie naturali di Tuber magnatum Pico

Le analisi fisiche e chimiche eseguite sui terreni prelevati nelle cave di tartufo bianco pregiato mostrano, al pari di quelle effettuate nelle cave del T. melanosporum, una notevole eterogeneità nei valori dei parametri esaminati.

Riassumiamo di seguito le principali caratteristiche fisico-chimiche dei suoli del T. magnatum Pico.

colore e struttura;
scheletro;
tessitura;
carbonati e pH;
sostanza organica;
macroelementi;
Caratteri edafici;

Colore e struttura


I terreni delle tartufaie studiate sono generalmente di colore grigio, con sensibili variazioni al mutare del grado di umidità: passiamo infatti dal grigio molto chiaro o dal giallo chiaro dei campioni secchi, al grigio brunastro o bruno oliva di quelli umidi.

La struttura del suolo è in netta prevalenza poliedrica angolare, passante a poliedrica sub-angolare in coincidenza con l’aumentare della componente sabbiosa o di quella organica.

Scheletro


Lo scheletro è del tutto assente e nella maggior parte dei campioni è presente in quantità modeste (<10%); solo nell’11,8% delle tartufaie esaminate (900 campioni del prog. ECOT), il terreno conteneva più del 10% di frammenti > 2 mm, con punte attorno al 25%.

Tessitura


La tessitura si presenta generalmente equilibrata o moderatamente fine, con contenuti assai variabili di sabbia, che oscilla dall’1 al 61 % con costante netta prevalenza delle frazioni fini su quelle grossolane, fa riscontro una variabilità leggermente più contenuta del limo (dal 24 al 73 %) ed una ancora meno ampia dell’argilla (dal 13 al 45 %).

Nei campioni esaminati nel progetto ECOT, la maggior parte delle determinazioni sono ascrivibili alla tessitura franca (35,3% ), franco-argillosa (13,2 %), franco-limo-argillosa (25 %) e in ultimo franco-limosa (16,2%).

Carbonati e pH


I carbonati sono in genere presenti in quantità sostenute (contenuto medio 21 %), con punte attorno al 50 %.
Di conseguenza la reazione si mantiene su valori elevati (valore medio 7,85 - 8); il valore massimo raggiunto è pari ad 8,25.

Sostanza organica


La sostanza organica è presente in quantità che oscillano tra lo 0,95% ed il 5,80 % (valore medio 2,82%).

Macroelementi


L’azoto totale è presente in quantità variabili dallo 0,068 allo 0,278 % (valore medio 0,131); la determinazione è stata utilizzata soprattutto per il calcolo del rapporto C/N che è compreso generalmente tra 10 e 15 (valore medio 12,3) dimostrando che si tratta di humus di tipo “mull calcico”, anche se vi sono alcuni campioni che oltrepassano tali limiti (valori estremi 6,2 e 18,4).

Come prevedibile in terreni prevalentemente ben torniti in argillla e calcare, si osserva una generalizzata povertà in fosforo ed elevate dotazioni potassiche: in dettaglio, l’anidride fosforica assimilabile oscilla da 11 a 86 Kg/ha (valore medio 26 Kg/ha) mentre l’ossido di potassio scambiabile è presente in quantità variabili da 270 a 1670 Kg/ha (valore medio 565 Kg/ha).

In rapporto al differente contenuto in sostanza organica ed in argilla, si osservano oscillazioni nella capacità di scambio cationico tra 22 e 26 meq/100 grammi di terreno.

Caratteri edafici


Dal punto di vista pedologico, ci si trova dinanzi a suoli fermi ai primissimi stadi di evoluzione per una concomitanza di varie cause legate a condizioni naturali (elevata erodibilità dei materiali, regime pluviometrico, inclinazione delle superfici) e/o a fattori umani (cattivo governo delle acque e, in generale, imprudente gestione del suolo) che si traduce in un continuo ringiovanimento del profilo. Esso è ridotto ad una successione di tipo A(B)C, se non addirittura di tipo AC.

Questi suoli hanno abbandonato da poco il livello di regosuolo , senza aver ancora raggiunto quello di “Terra bruna modale”; molto spesso è presente infatti l’orizzonte di alterazione (strutturale o cambico) ma la decarbonatazione del profilo è parziale.

In termini U.S.D.A. questi suoli sono ascrivibili agli Entisuoli (Xerorthents typici) o, più spesso, agli Inceptisuoli (Xerochrepts typici e fluventici).

Approfondimenti…..


Il Tuber magnatum si rinviene in tartufaie naturali su terreni freschi, poco evoluti e privi di ristagni di acqua, che derivano da litotipi pelitico-arenacei, arenaceo-pelitici, arenacei, arenaceo-calcarei, calcareo-marnosi, marnosi o marnoso argillosi del Miocene - Pliocene (Terziario) ed anche del Pleistocene - Olocene (Quaterenario), zone individuabili dalle cartine geologiche

Questi terreni presentano sempre una certa porosita’ e garantiscono un sufficiente drenaggio.

La tessitura puo’ essere franca, franco-sabbiosa, franco-limosa o franco-sabbiosa-limosa.
La reazione va dalla neutralita’ alla sub-alcalinita’ (pH 7-8).
Il calcare totale (CaCO3) ha forti oscillazioni in base al tipo di substrato, in media oscilla intorno a valori del 20-30%.
Il contenuto in umus raggiunge valori medi del 3% ed il rapporto C/N oscilla intorno a 10. Tra le basi scambiabili, il Calcio e’ quello maggiormente rappresentato.

Le tartufaie naturali danno buone produzioni nelle annate in cui le precipitazioni sono ben distribuite durante l’anno e soprattutto quando non si manifesta la siccita’ durante i mesi estivi.
Dall’esame dei diagrammi climatici di Bagnouls e Gaussen si rileva che in tali annate la curva delle precipitazioni non scende mai al di sotto di quelle delle temperature.

Le tartufaie si rinvengono dal livello del mare fino ad una altitudine di 1000 m slm nelle fasce fitoclimatiche del Pavari comprese tra la sottozona fredda del Lauretum e la sotto zona calda del Fagetum.

Il T. magnatum vive in simbiosi con diverse specie forestali a seconda dell’ambiente e delle esposizioni, possiamo ritrovarlo in diversi luoghi:

nei relitti dei boschi planiziali:
con la farnia (Quercus peduncolata), tigli (Tilia sp.), nocciolo (Corylus avellana), pioppi (Populus alba, P. nigra, P. nigra var. italica), carpino bianco (Carpinus betulus), roverella (Quercus pubescens).

Nei pioppeti artificiali e nei filari lungo le strade:
con i pioppi e con i salici (Salix alba, S. caprea, S. viminalis

nei fondovalle umidi e lungo i corsi d’acqua:
con la roverella (Quercus pubescens), il rovere (Quercus petrea), il,cerro (Quercus cerris) il carpino nero (Ostrya carpinifolia).

Nelle aree collinari:
La vegetazione arbustiva e’ costituita prevalentemente dai rovi (Rubus sp.), dal pruno selvatico (Prunus spinosa), sanguinello (Cornus sanguinea), rosa selvatica (Rosa canina), vitalba (Clematis vitalba), sambuco (Sambucus nigra), biancospini (Crataegus monogyna e C. oxyacantha), cotoneastro (Pyracantha coccinea) e la ginestra odorosa (Spartium junceum).

In queste aree boschive situate in zone ove durante il periodo estivo non viene mai meno un certo grado di umidita’, si rinvengono la maggior parte delle tartufaie naturali.

Le citate latifoglie autoctone, anche se isolate nei pascoli o disposte in fasce o in filari per delimitare appezzamenti di terreno oppure i corsi d’acqua o ai bordi della rete viaria rurale, sono in grado di produrre il T. magnatum, che talvolta puo’ essere raccolto anche a notevole distanza dalle piante simbionti.

Nel Centro Italia, i primi corpi fruttiferi compaiono a partire da fine Agosto, ma emanano scarso profumo e sono invasi da larve di insetti per cui marciscono in fretta.

Non sono assolutamente da raccogliere perche’ inadatti al consumo mentre sembrano svolgere una funzione di rilievo per la riproduzione della specie.

I tartufi migliori per caratteristiche organolettiche, si rinvengono quando la temperatura media scende sotto i 10°C e quindi a partire da fine Ottobre per terminare alla fine di Dicembre.

Si sviluppano ad una Profondita’ che puo’ variare da alcuni a 30-40 cm, in funzione della scioltezza del terreno dalla quale dipende anche la regolarita’ morfologica del corpo fruttifero. L’areale di diffusione di questo tartufo e’ ristretto: comprende il nostro Paese e più precisamente le regioni del:

Molise,

Abruzzo,

Marche,

Lazio

Umbria,

Toscana,

Emilia Romagna,

Piemonte

Campania

Liguria

Sono anche comprese alcune zone del Veneto e della Lombardia, emergenti sono anche altre regioni del sud come la Calabria e la Puglia

Al di fuori dell’Italia si rinviene in alcune zone del Canton Ticino, nell’Istria ed in altre zone della ex Jugoslavia.

 

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Terreni naturali tuber melanosporum Vitt.

Lunedì, Settembre 24th, 2007

Terreni delle tartufaie naturali di Tuber melanosporum Vitt.

Le analisi fisiche e chimiche eseguite sui terreni prelevati nelle cave di tartufo nero pregiato mostrano una notevole eterogeneità nei valori dei parametri esaminati.

Riassumiamo di seguito le principali caratteristiche fisico-chimiche dei suoli del T. melanosporum.

scheletro;
sabbia;
limo;
argilla;
pH;
carbonati;
sostanza organica;
macroelementi;
microelementi;
Caratteri edafici;
Tassonomia;
Scheletro

Alta è la percentuale di scheletro, variabile da 9 a 92 % (media generale 52,8 %) con la maggior parte dei valori prossimi a quello medio. Nelle Regioni esaminate questo parametro assume, tra l’altro, valori medi molto simili tra di loro.

Sabbia

Più eterogenee risultano le percentuali di sabbia, limo ed argilla. La sabbia ha un valore medio di 33,5 % ma il contenuto in sabbia del terreno varia molto da una cava all’altra, tanto che in assoluto il valore minimo riscontrato è di 0,8 % e quello massimo supera l’80 %.
Limo

Il limo è la frazione granulometrica mediamente più abbondante (valore medio 41,8 % ) e varia da un minimo dell’8% ad un massimo di oltre l. 80%.
Argilla

L’argilla è, in genere, meno rappresentata (media generale 24,8 %) con un valore minimo del 6 % ed uno massimo del 68,5 %.
Per quanto riguarda i parametri fisici si può quindi affermare che la maggior parte dei terreni delle cave sono ricchi di scheletro ed hanno una tessitura da franco-limosa a franco- sabbiosa. Quest’ultimo carattere è più accentuato in Abruzzo dove si registrano i più alti contenuti di limo e quelli più bassi di argilla.

In altre Regioni i terreni tartufigeni sono infatti molto sciolti e di solito profondi; probabilmente per questi motivi la fruttificazione dei tartufi ha luogo a profondità maggiore rispetto a quanto accade nelle tartufaie Umbre.
pH

Il pH è il parametro più uniforme tra quelli esaminati presentando un valore medio di 8,00 (estremi 7,05 e 8,25); la maggior parte del valori dei pH è prossima ad otto; quello minimo di 7,05 è una rara eccezione che si riferisce ad una cava presso un castagneto.
Carbonati

I carbonati presentano valori medi abbastanza elevati (29,6%) con punte massime superiori all. 83 % ; rare volte sono contenuti in quantità esigua; il calcare attivo rappresenta in media 1/3 del totale.
Sostanza organica

Il contenuto di sostanza organica è pure molto variabile ma relativamente alto. Nelle cave abruzzesi la percentuale media è di 3,85 , valore più basso rispetto alle tartufaie delle altre Regioni. Nell’ambito delle tartufaie esaminate la sostanza organica oscilla da un minimo di 1,1 ad un massimo di 17,4 % (con un valore medio di 4,58 ), che rappresentano quantitativi abbastanza elevati rispetto a quelli dei terreni agrari situati in ambienti analoghi.
Macroelementi

L’azoto totale presenta valori normalmente bassi e assai variabili ( media generale 0,23 %). Sono stati determinati anche l’indice ammonizzante e nitrificante intesi come quantità di azoto ammoniacale e nitrico mineralizzate dai microrcanismi del terreno. L’azoto nitrico è rilevabile solo in tracce o in esigui quantitativi mentre l’azoto ammoniacale registra valori elevati tali da indicare un buon biochimismo del terreno . Il contenuto di fosforo assimilabile è da ritenersi scarso o medio per la maggioranza dei campioni.

Il potassio di norma è presente in quantità medio-alta e solo eccezionalmente ha una dotazione scarsa. La conducibilità elettrica ha mostrato costantemente valori normali. La capacità di scambio cationica ha fatto registrare valori normali in tutti i terreni; il valore percentuale del calcio di scambio è risultato basso soltanto in alcuni campioni a causa della notevole presenza di cationi magnesio e sodio. Il magnesio è sempre ben rappresentato salvo qualche rara situazione di carenza. Lo zolfo, determinato come solfati solubili, è contenuto in buona quantità in alcuni campioni (oltre 100 ppm) mentre in altri, che sono da considerarsi scarsamente dotati, ha valori inferiori a 50 ppm.
Microelementi

Tra i microelementi determinati il molibdeno ed il rame sono sempre presenti con valori considerati di sufficienza; lo zinco è risultato carente(<1 ppm) solo in alcuni campioni al pari del manganese.
Il boro mostra ampia variabilità essendo deficitario in un terzo dei campioni esaminati, al limite della carenza in un altro 20% ed è presente in quantità sufficiente nei rimanenti campioni.
Il contenuto in ferro evidenzia quasi sempre una dotazione media.
Caratteri edafici

In generale, i suoli naturali situati in prossimità delle “cave” appartengono prevalentemente a suoli bruni, spesso evolutisi da argllle rosse di decarbonatazione dei calcari sottostanti o colluviate (cioè con profili del tipo A1 Bw C R).

Alla base di un pendio, non è infrequente un arricchimento secondario in carbonati (sia nello scheletro che nella terra fine) con passaggio a suoli bruni degradati oppure a rendzina rossi colluviali o secondari. Meno frequenti le successioni del tipo A1 C ed A1 R, riferibili a Regosuoli, Litosuoli, Protorendzina e Rendzina.

Addirittura occasionali risultano i profili in cui compaiono orizzonti argillici (Bt); essi hanno subìto un troncamento ed un successivo ricoprimento da parte di materiale alloctono, per cui sono classificabíli come suoli lisciviati complessi.
Tassonomia

In termini U.S.D.A. (1975 e successivi aggiornamenti), rispetto ai terreni delle cave che confluiscono negli Orthents o negli Arents, abbiamo una nutrita presenza di Inceptisuoli (Xerochrepts ed Eutrochrepts typici, lithici e dystrici) accanto a Xerorthents typici e lithici, Rendolls typici ed entici, e sporadici Rhodoxeralfs e Palexeralfs typici.
Le maggiori modificazíoni subite dai terreni a causa della raccolta del tartufi riguardano l’omogeneizzazione del profilo, la ricomparsa o l’incremento di scheletro e di carbonati negli orizzonti superficiali, un innalzamento del pH. una riduzione del contenuto in sostanza organica, un lieve abbassamento del rapporto C/N, un incremento di macroporosità e del drenaggio interno.

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Nemici del tartufo

Lunedì, Settembre 24th, 2007

I nemici del tartufo
Nemici naturali

Le condizioni atmosferiche avverse incidono fortemente sia sulla produzione che lo sviluppo del fungo e quindi anche dei corpi fruttiferi.

La pioggia, il vento, la siccità e il gelo sono una delle cause naturali a cui attribuire la brutta stagione di raccolta.

Per il tartufo, le piogge, specialmente le primaverili devono essere frequenti ma alternate a giornate soleggiate, queste non possono che essere positive, mentre il vento eccessivo sottrae l’umidità al terreno e quindi ai tartufi che si trovano a poca profondità.

Anche il gelo danneggia i corpi fruttiferi affioranti, credo che la siccità sia il peggior male per il tartufo, non dimentichiamo che esso è un fungo ed è costituito dal 70-80% di acqua quindi, senza acqua…………..pochi e piccoli saranno i tartufi!

Altri nemici naturali sono altri funghi concorrenti, ad esempio per il tuber magnatum Pico vi è la Spherosporella brunnea, anch’essa simbionte con la pianta superiore, si propaga fino ad prevalere sul magnatum che troverà sicura morte.

Dobbiamo anche pensare che il tartufo, inteso come fungo e corpo fruttifero, avrà migliori condizioni di vita se la pianta ospite e cioè l’albero simbionte gode di ottima salute, infatti incisive potature dell’albero, rallentano o diminuiscono o addirittura fanno morire il pregiato tuber.

La salute dell’albero non è legata solo al clima ma anche agli interventi dell’uomo come la potatura anzidetta, la lavorazione del terreno e la protezione della pianta superiore da insetti o funghi che  possono attaccarla e distruggerla.

I Bruchi, le famose processionarie, i coleotteri, il mal bianco sono solo alcuni agenti che possono modificare fortemente lo stato di vita dell’albero e conseguentemente del tartufo.

Anche alcune piante arbustive che si trovano nelle immediate adiacenze della pianta simbionte, possono inibire il propagarsi delle micelio del tartufo, pregiudicandone così il suo sviluppo. (artemisia, calluna, cicuta, betula etc)

Per mio conto gli animali che attaccano direttamente il tartufo, non sono da considerarsi nemici in quanto questi, cinghiali, tassi, istrici, lumache, ghiri, topi di campagna, caprioli e i molteplici insetti, cibandosene fungono da veri e propri veicoli delle spore che disseminate possono, se vi sono le condizioni ottimali, propagare la specie.

D’altro canto anche noi ci cibiamo del tartufo ma ci guardiamo bene dal lasciarne un pezzettino nel foro di estrazione per la propagazione della specie.

Sappiate che le spore del tartufo, oltre ad non essere digeribili, rimangono attive per circa due anni quindi vi consiglio che gli eventuali scarti dei tuber raccolti potete conservarli per poi riportarli e disseminarli nelle territori di raccolta,  ponendoli vicino a piccole piantine, gettandoci poi sopra una manciata di terriccio.

I maggiori nemici del tartufo

L’inciviltà di chi inquina l’ambiente; acque, terreni e atmosfera, pensate ai fertilizzanti chimici, agli antiparassitari ai tagli indiscriminati di piante tartufigene che non sono tutelate da alcuna legge.

L’uso della vanga o della zappa da parte di alcuni veniali ricercatori.

Il lavoro andante dei terreni, le arature profonde, l’incendio di boschi, l’abbandono e il degrado del sottobosco che diventa asfissiante vista la diminuzione degli animali allo stato brado e di quelli selvatici.

Altro nemico è l’insufficienza numerica del personale addetto ai controlli, tutti sappiamo che la maggior parte degli uffici del Corpo forestale dello Stato sono sotto organico in relazione all’ampiezza dei territorio cui questi debbono svolgere la loro attività di vigilanza, quindi la prevenzione e la repressione alle violazioni di cui alle norme vigenti è a dir poco ridicola e ciò comporta, quale conseguenza, il dilagare del bracconaggio, dei tagli arbitrari dei boschi, l’abbandono abusivo di rifiuti, l’uso indiscriminato di prodotti, qualitativamente e quantitativamente dannosi per l’ambiente in cui viviamo.

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Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, piante comari

Lunedì, Settembre 24th, 2007

LE PIANTE COMARI

Vi sono diverse specie arboree ed arbustive che, pur non sviluppando la micorriza con alcun fungo ipogeo del genere tuber, svolgono un’attività coadiuvante nei confronti di numerose piante simbionti.

Queste piante sono indicate con l’appellativo di piante “comari” ed il ruolo che viene loro attribuito si esplica tanto in superficie quanto nel sottosuolo.

Le specie arbustive svolgono essenzialmente funzioni di difesa dell’apparato radicale periferico delle piante simbionti e del micelio fungino, mantenendo più a lungo l’umidità dello strato superficiale del terreno e riparandolo dagli sbalzi termici.

Le piante comari “supportano” le piante simbionti soprattutto nel favorirne lo sviluppo delle radici e del micelio, a volte creando spazi ed anfratti nel sottosuolo dove anche il carpoforo riesce meglio a svilupparsi e maturare.

Non é ancora ben chiaro come questo avvenga ma é comprovato che l’asportazione di queste essenze vegetali situate nelle immediate vicinanze delle pianti simbionti, spesso determina la cessazione della produzione dei tartufi per anni se non, addirittura, definitivamente.

E’ probabile che tale operazione procuri un trauma all’apparato radicale della pianta simbionte estirpandone gli apici micorrizati.

Le principali sono:

corniolo

sambuco

vite

ginepro

biancospino

sanguinella

rovo

rosa canina

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Tartuficoltura, specie di tartufi non coltivate

Domenica, Settembre 23rd, 2007

Il tartufo nero liscio
( Tuber macrosporum Vittadini)
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Foto di Marco Morara

Nonostante abbia un profumo e un sapore di tutto rispetto, spesso preferito alle specie dei tartufi più pregiati, nero e bianco compresi, non commercializzato e quindi coltivato in quanto è raro da trovarsi in natura, questo è il motivo per cui è poco conosciuto dal consumatore.
Non avendo un vero e proprio mercato ed essendo difficile reperire anche le quantità sufficienti per produrre lotti di piantine micorrizate, questa specie allo stato attuale è stata presa poco in considerazione sia dai consumatori, dai commercianti, dai tartuficoltori.
Comunque sia, ditte Leader sul settore tartuficoltura, previo contratto, micorrizano piantine con semenzali e tartufi forniti dal cliente quindi, volendo…… si potrebbe costituire un impianto, purtroppo mancano anche i dati statistici e le ricerche universitarie su questa specie in tartuficoltura, conseguenza della mancata domanda e della esigua offerta. 

Tartufo nero ordinario

 ( Tuber mesentericum Vittadini)

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Foto di Marco Morara

Anche questo tartufo attualmente non viene coltivato perchè il suo profumo di acido fenico o catrame, spesso forte, non lo rende gradevole all’olfatto e al palato.
E’ uno dei tartufi meno costosi anche se alcuni lo usano, ben dosato, per salse, creme, etc. che risultano appetibili.
A Bagnoli Irpino, ove nasce copioso, è motivo di feste, sagre e fiere.
Visto il suo esiguo costo commerciale e la scarsa domanda  è scarsamente oggetto di studi per la sua coltivazione in tartuficoltura.

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura tartuficoltori Sardegna

Domenica, Settembre 23rd, 2007

Salve, sarei intenzionato ad avviare una tartufaia e vorrei conoscere i prezzi delle piantine, consigli sulla scelta delle piante e del terreno, da chi comprare a chi vendere il prodotto, una valida assistenza tecnica, ecc. un pò di tutto insomma. Ho trovato anche alcuni siti internet dove vendono piante e alcuni ritirano anche il prodotto e vorrei chiedere qualche consiglio a voi. Grazie mille!
Stefano

Il richiedente verrà contattato dall’esperto tartuficoltore e dalle ditte Leader che collaborano con l’Associazione Telematica Tartufai Italiani


Tartuficoltura, richiesta preventivo piantine micorrizate

Domenica, Settembre 23rd, 2007

Numero Ordine: 771
Dettagli del suo ordine : http://www………
Data dell Ordine: sabato 22 settembre, 2007

500 piantine micorizzate di nocciolo
——————————————————
1 x Preventivo gratis per piantine micorrizate al tartufo brumale
——————————————————
Il richiedente riceverà gratuitamente il preventivo per l’ acquisto di 500 piantine di nocciolo micorrizate al tartufo brumale, (tuber brumale Vittadini) debitamente certificate, dalle ditte Leader che collaborano con L’associazione Telematica Tartufai Italiani-www.trovatartufi.com


Tartuficoltura, richiesta preventivo impianto tartufigeno

Domenica, Settembre 23rd, 2007

Dettagli del suo ordine : http://www……
Data dell Ordine: sabato 22 settembre, 2007

Risposte al quesito:
1) Il terreno è di quasi 10.000 mq
2) Ancora no
3) ———–
4) Da verificare
5) Da verificare
6) 500-600 m di altitudine; esposizione a sud; circa il 10% (nei punti più ripidi)
7) Le piante presenti si limitano a poche ulive e qualche quercia
8) Si
9) Pozzo
10) lepri, cinghiali
11) -5°C nelle ore notturne e nei periodi più freddi dell’anno
12) da valutare
13) Campania, Salerno

Prodotti da lei acquistati sono:
——————————————————
1 x Preventivo gratis per costituire un impianto tartufigeno () = 0.00EUR
——————————————————
Il richiedente riceverà gratuitamente il preventivo, diviso per voci, per la costituzione dell’impianto tartufigeni da parte delle ditte Leader del settore tartuficoltura che collaborano con l’Associazione Telematica Tartufai Italiani.


Tartuficoltura, possiamo fidarci?

Venerdì, Settembre 21st, 2007

Salve, mi chiamo Giulia e volevo alcune informazioni riguardo l’impianto di una tartufaia con piante di nocciolo.

Sono in campagna e i miei genitori hanno un terreno di circa mezzo ettaro, volevamo impiantare una tartufaia, abbiamo trovato una Società che ci può fornire le piante (di 4 anni) di nocciolo, ma non sappiamo se possiamo fidarci.

Le piantine di 4 anni hanno un costo di €. 25,00 cad. - è poco o troppo?

Esiste una certificazione che devono rilasciarci?

C’è un vero guadagno?

Attendo Vs. chiarimenti

Saluti Giulia


Tartuficoltura, concimazioni e sporificazioni

Venerdì, Settembre 21st, 2007

Non vi sono studi affermati sulla concimazione delle tartufaie, anche praticamente si sta molto attenti per non cambiare equilibri delicatissimi che sono la natura, per ora, sa dare per la crescita di questo fungo ipogeo, il tartufo.
La concimazione chimica, minerale o organica quindi  non viene praticata , ma alcuni aggiungono al terreno le sostante più svariate, alla ricerca della ricetta magica, nella speranza di avere corpi fruttiferi grandi come angurie e avere una produzione più lunga possibile, aggiungono al suolo zucchero, farina, pula di riso, latte acido, cenere, pomice. 
Per mancanza di dati oggettivi per ora nessuno può affermarne se queste “concimazioni” hanno validità o meno. 

La sporificazione è una pratica lanciata da alcune ditte che producono piantine micorrizate che consiste nel distribuire o iniettare nel terreno della tartufaia una sospensione di spore di tartufo.
Lo scopo è quello di recuperare le tartufaie poco o nulla produttive, in cui le micorrize di tartufo sono diminuite nel tempo.
Questa pratica, oltre ad essere molto costosa, difficilmente può fornire risultati positivi.
La causa del mancato successo è infatti molto spesso da ricercare nella cattiva conduzione della tartufaia o nella scarsa vocazionalità del terreno.
Saranno in questo caso molto più utili quegli interventi colturali atti a ricostruire un ambiente pedologico più idoneo allo sviluppo del tartufo e sfavorevole a quello di altri funghi micorrizici.

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, specie di tartufi idonei alla coltivazione

Giovedì, Settembre 20th, 2007

Tutte le specie di tartufi sono idonee alla coltivazione mediante la messa a dimora di piantine debitamente micorrizate.
Le specie di tartufi utilizzate sono quelle di cui è ammessa la ricerca, la raccolta e la commercializzazione.
Ogni specie è più o meno esigente, necessita quindi di particolari peculiarità del terreno e climatiche, predilige una pianta simbionte principale, ma non disdegna altre piante superiori simbionti.

Le specie di tartufi più utilizzate per l’inoculo delle piantine per la tartuficoltura sono:

Tartufo bianco pregiato ( Tuber magnatum Pico);
Tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum Vittadini);
Tartufo nero estivo ( Tuber aestivum Vittadini);
Tartufo uncinato ( Tuber uncinatum Chatin)
Tartufo Bianchetto ( Tuber borchi Vittadini)
Tartufo nero invernale ( Tuber brumale Vittadini)

Il tartufo nero ordinario ( Tuber mesentericum Vittadini) non viene utilizzato in tartuficoltura, se non su espressa richiesta,  per il suo basso costo di mercato.
Il tartufo nero liscio ( Tuber macrosporum Vittadini) anche se preferito da tanti ai tartufi più pregiati , essendo raro a trovarsi, non ha mai avuto un mercato, quindi è poco conosciuto e poco richiesto, per questi motivi non viene coltivato ne è stato oggetto di particolari studi per la tartuficoltura.

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Tartuficoltura - Tuber aestivum Vittadini

Giovedì, Settembre 20th, 2007

Tartufo nero d’estate, Scorzone

(Tuber aestivum Vittadini)

 

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Le dimensioni variano da quelle di una noce a quelle di una grossa arancia di forma generalmente rotondeggiante.

Il peridio è nero e presenta grandi verruche piramidali a cinque, sei, sette facce, larghe 3-10 mm ed alte 1,5-3 mm, con il vertice smissato e con facce laterali che evidenziano sottili striature longitudinali fra loro parallele.

L’odore delicato e gradevole ricorda le nocciole.

Cresce in pianura ed in collina fino a 1300 metri s.l.m., in simbiosi con numerose specie forestali fra le quali si ricordano querce, pini, faggi, carpini,betulle e noccioli.

Anche questa specie, come il tartufo nero pregiato, forma “pianelli”.

L’epoca di maturazione va da giugno a novembre.

E’ molto simile allo scorzone: Il tartufo uncinato ( Tuber uncinatum Chatin) che presenta un peridio nero e verrucoso.Le verruche però sono meno grosse e non striate longitudinalmente.La gleba è più scura, decisamente più nocciola e l’odore molto più intenso.
Il tartufo nero uncinato non forma pianelli sviluppati come lo scorzone e matura in autunno.

Foto e testo estrapolati dal testo “Conoscere i tartufi”, pubblicati in questo sito web previo consenso degli autori: G.Govi, A. Zambonelli e Marco Morara , nonchè dalla Regione Emilia Romagna proprietaria dei diritti.

Il tartuficoltura sono sempre in aumento gli impianti con buone rese produttive,  questa specie, grazie al suo costo sostenuto e la buona pezzatura dei tartufi, nonchè per le sua qualità organolettiche, è sempre più richiesta sia dal mercato estero che italiano. 

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Tartuficoltura - Tuber uncinatum Chatin

Giovedì, Settembre 20th, 2007

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Tartuficoltura - Tuber brumale Vitt.

Giovedì, Settembre 20th, 2007

Tartufo Brumale Vitt

Tartufo nero d’inverno o Trifola nera

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Le dimensioni di questo tartufo sono molto variabili e possono andare da quelle di una nocciola a quelle di una arancia.

La forma è globosa, più o meno regolare.

Il peridio è con grosse verruche piramidali di dimensioni generalmente inferiori a quelle dello scorzone.

La gleba appare biancastra nei carpofori immaturi ed in seguito assume un colore ferruginoso o nerastro.
Le venature sono bianche, più rade e più grosse rispetto al tartufo nero pregiato ( Tuber melanosporum) tanto che, confluendo numerose in uno stesso punto, possono formare ambie zone biancastre.

L’odore è intenso negli esemplari maturi e ricorda quello della rapa.

Cresce sotto querce e tigli in pianura ed in collina.

Simile al Tuber brumale Vittadini è il Tuber brumale var. Moscatum, da cui differisce per il colore della gleba, più tendente al marrone e per l’odore più penetrante.

Foto e testo estrapolati dal testo “Conoscere i tartufi”, pubblicati in questo sito web previo consenso degli autori: G.Govi, A. Zambonelli e Marco Morara , nonchè dalla Regione Emilia Romagna proprietaria dei diritti.

Questo tartufo è molto idoneo per essere coltivato in quanto meno esigente rispetto ai tartufi più pregiati.

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Tartuficoltura - Tuber borchii Vitt. o albidum Pico

Giovedì, Settembre 20th, 2007

 Tartufo bianchetto

(Tuber borchii Vittadini o albidum Pico)

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Le dimensioni sono generalmente inferiori a quelle di Tuber magnatum ( in genere 0,5 - 3 cm di diametro), tuttavia in taluni rari casi, in particolare nei terreni sciolti, può raggiungere i 10 cm di diametro.

La forma dei carpofori è generalmente globosa più o meno regolare.

Il peridio è liscio, di colore bruno rugginoso of ocraceo, alquanto simile a quello del tartufo bianco con il quale può essere talora scambiato.

La gleba a maturità è di colore rosso - bruno scuro, solcata da venature bianco - ocracee.Solo negli esemplari ancora immaturi il colore è biancastro, simile a quello di T. Magnatum.

L’odore è intensamente agliaceo.

Cresce in pianura ed in collina fino a 1000 m s.l.m in simbiosi con pini, querce, pioppi e noccioli.

L’epoca di maturazione va dalla fine di novembre a marzo- aprile. 

Foto e testo estrapolati dal testo “Conoscere i tartufi”, pubblicati in questo sito web previo consenso degli autori: G.Govi, A. Zambonelli e Marco Morara , nonchè dalla Regione Emilia Romagna proprietaria dei diritti.

In tartuficoltura è uno dei più facili da coltivare, sono molte le zone vocate, dal livello del mare a oltre 1000 1500 metri,  è in quanto è una specie poco esigente come caratteristiche peculiari pedoclimatiche.
Commercialmente è molti richiesto, sia da fresco che per le aziende di trasformazione perchè rende molto in sapore, anche dopo la sterilizzazione dei vasi contenenti  trito, salse e creme.
 

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura Tuber magnatum Pico

Giovedì, Settembre 20th, 2007

Tartufo bianco pregiato
(Tuber magnatum Pico)

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Le dimensioni dei carpofori di questo tartufo sono molto variabili e vanno da quelle di un pisello a quelle di una grossa patata che può avvicinarsi in alcuni casi al chilogrammo di peso.

La forma può essere regolarmente globosa ma anche irregolare con numerosi lobi e sinuosità.
Il peridio esterno è di colore giallo - ocraceo o giallo olivastro, a volte con zonature bruno - rugginose anche estese. La superficie è liscia.

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La gleba appare di colore variabile dal bianco al grigiastro, alle varie tonalità di giallo o anche decisamente nocciola; in alcuni esemplari s notano zone di colore rosso scuro. Essa risulta solcata da sottili venature biancastre ad andamento sinuoso ed anastomosate in più punti.

L’odore particolarmente spiccato e aromatico, non è facilmente definibile, ma ricorda una combinazione di aglio e di formaggio grana.

Cresce in pianura ed in collina fino a 600- 700 s-l-m ( eccezionalmente anche più in alto), in simbiosi con il tiglio, il pioppo, le querce, i salici, ed i noccioli.Come quasi tutte le specie di tartufo si sviluppa su suoli calcarei a reazione neutra o sub - alcalina.Ama anche i terreni freschi e cresce preferibilmente lungo le vallate in prossimità di corsi d’ acqua.

L’epoca di maturazione varia da settembre a dicembre ed è influenzata notevolmente dall’altitudine:iprimi tartufi a maturare sono sempre quelli in pianura.In alcune zone e in alcune annate particolari si possono trovare carpofori di Tuber magnatum anche in luglio ed in agosto.Si tratta i n questi casi di esemplari quasi sempre superficiali, di scarso profumo, ( i fioroni) che sono poco appetibili e poco adatti alla conservazione.Per la loro scadente qualità e per non danneggiare le tartufaie in cui i corpi fruttiferi, che si svilupperanno in mesi successivi, sono già in via di formazione, è necessario astenersi dalla raccolta, che peraltro in questo periodo è vietata dalle leggi nazionale e regionale.Talora anche in settembre, quando la raccolta del tartufo bianco è gia aperta ( Regione Emilia Romagna), possono trovarsi dei Tuber magnatum con le caratteristiche dei fioroni, ossia molli, verminati e maleodoranti.Anche in questo caso dobbiamo astenerci dalla loro raccolta e riporli nella buca che abbiamo scavato, che va poi richiusa accuratamente.In questo modo permettiamo che le spore dei fioroni rimasti nel terreno possano svolgere la loro funzione inseminatrice.

Il tartufo bianco può essere scambiato con altre due specie di tartufo: con il bianchetto ( Tuber abidum) commestibile, ma di qualità inferiore e con il Falso tartufo bianco ( Choiromyces meandriformis) leggermente tossico e indigesto.
Il bianco si distingue dal bianchetto per:
-il colore del peridio, generalmente più scuro nel tartufo bianchetto;
-il colore della gleba, che a maturità è giallo nocciola nel tartufo bianco ( Tuber magnatum) con numerose venature sottilissime e bruno - marrone nel bianchetto ( Tuber magnatum) con venature più grossolane;
-l’odore, molto più delicato e gradevole nel tartufo bianco ( Tuber magnatum);
-l’epoca di maturazione: settembre - dicembre per il tartufo bianco, dicembre aprile per il Bianchetto;

Il tartufo bianco pregiato si distingue dal falso tartufo bianco ( Choiromyces meandriformis) per:
-le caratteristiche della gleba, solcata da vene anastomosate fra loro nel tartufo bianco, isolate e non comunicanti nel falso tartufo bianco;
-il peso dei carpofori, molto più leggeri nel falso tartufo bianco;
-l’odore, aromatico nel tartufo bianco, debolmente fungino nel falso tartufo bianco.

Foto e testo estrapolati dal testo “Conoscere i tartufi”, pubblicati in questo sito web previo consenso degli autori: G.Govi, A. Zambonelli e Marco Morara , nonchè dalla Regione Emilia Romagna proprietaria dei diritti.

In tartuficoltura solo pochi impianti hanno dato una produzione, anche se alcuni sono in attesa di riscontri visto che le piantine sono state messe a dimora da pochi anni.
Di certo ha un areale limitato e sono quindi esigue le zone idoee per una ottimale coltivazione.
E’ il tartufo più pregiato ed, in assoluto, il tartufo più difficile da coltivare e di più lunga aspettativa.
E’ senz’altro da mettere a punto la tecnica di coltivazione.
Ha un valore commerciale elevato, ciò è dovuto alla forte richiesta di mercato, alla produzione limitata ed alla bassa conservabilità del prodotto.

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com

Tartuficoltura - Tuber melanosporum Vitt.

Giovedì, Settembre 20th, 2007

 Tartufo nero pregiato 
( Tuber melanosporum Vittadini = Tuber nigrum Bull)

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Le dimensioni sono variabili da quelle di una nocciola negli esemplari più piccoli a quelli di una grossa arancia di 200-300 g.
La forma è rotondeggiante, in generale più regolare che nel tartufo bianco, ma negli esemplari di taglia maggiore può presentare lobi più o meno estesi e irregolari.
Il peridio è nero, a volte presenta zonatire rosso-cupo o rugginose, con verruche piramidali di media grandezza ( più piccole di quelle dello Scorzone ( Tuber aestivum) e del tartufo nero d’inverno ( Tuber brumale), ma in genere maggiori di quelle del tartufo nero liscio ( Tuber macrosporum).
La gleba è chiara nei carpofori giovani, mentre a maturità appare bruno  - violacea o nero rossiccia;le venature sono esili, bianchiastre, ha contorni ben definiti ed all’aria virano lentamente al bruno-vinoso.
L’odore è intenso e molto gradevole, così come il sapore.
Cresce in pianura ed in collina, da 300 m fino a 1100 s.l.m., sotto quercie, pini, noccioli e tigli.
Una caratteristica particolare di questo tartufo è di formare attorno alla pianta simbionte un’area quasi completamente priva di vegetazione. 

Questa zona, detta “cava”, “pianello” o “bruciata” sembra essere determinata da un principio fitotossico prodotto dal tartufo, che inibisce la germinazione dei semi delle piante erbacce.
L’epoca di maturazione va da novembre a marzo.

Foto e testo estrapolati dal testo “Conoscere i tartufi”, pubblicati in questo sito web previo consenso degli autori: G.Govi, A. Zambonelli e Marco Morara , nonchè dalla Regione Emilia Romagna proprietaria dei diritti.
 

In tartuficoltura il tartufo nero pregiato viene coltivato con successo!

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Richiesta costi piante da tartufo Puglia, Lecce

Mercoledì, Settembre 19th, 2007

Richiesta di preventivo gratuito per l’acquisto di piante da tartufo, Fernando Lecce

Tipo Tartufo => invernale (Tuber brumale var.moschatum)
Tipo Albero => Qualsiasi
Quantita => 20

Tipo Tartufo => nero pregiato (Tuber melanosporum)
Tipo Albero => Qualsiasi
Quantita => 20
Il richiedente verrà contattato gratuitamente e direttamente dalle ditte Leader del settore tartuficoltura che collaborano con l’Associazione.

Per quesiti o informazioni gratuite sulle piante da tartufo, sulla coltivazione, produzione e commercializzazione di tartufi, per sapere come coltivare tartufi, i costi iniziali e di manutenzione degli impianti nonchè per le altre informazioni o per l’ invio di esperienze riguardanti la tartuficoltura, i tartuficoltori di ieri, i tartuficoltori di oggi e i tartuficoltori di domani possono scrivere a tartuficoltura@gmail.com

Tipo Tartufo => scorzone (Tuber aestivum)
Tipo Albero => Qualsiasi
Quantita => 20

Tipo Tartufo => bianchetto (Tuber borchi)
Tipo Albero => Qualsiasi
Quantita => 20

Tipo Tartufo => uncinato (Tuber uncinatum)
Tipo Albero => Qualsiasi
Quantita => 20


Tartuficoltura, richiesta per un esame

Mercoledì, Settembre 19th, 2007

Buongiorno, sono una studentessa di Scienze Forestali e sto preparando un progetto (per un’esame) che riguarda l’impianto di una tartufaia con tartufo estivo e come piante simbionti leccio e nocciolo……Potete darmi gentilmente informazioni su: altezza piantine micorizzate, resa ad ettaro e sua variazione nei vari anni di produzione, entrata in produzione e durata dell’impianto, verso quale età dell’impianto abbiamo la max produzione ad ettaro, costi raccolta tartufo, ricavi raccolta tartufi e eventuali variazioni con aumentare produttività.
Mi rendo conto che le cose che vi ho chiesto sono diverse, ma mi dareste veramente una grossa mano se mi rispondeste, grazie.

in attesa porgo cordiali saluti.


Tartuficoltura e tartuficoltori Lazio, prov. di Roma

Mercoledì, Settembre 19th, 2007

Buongiorno, mi chiamo Pietro e posseggo un terreno a Montelanico (roma), visto che nella mia zona si trova già il tartufo allo stato naturale, desidererei avere informazioni sulla possibilità di un impianto.

grazie

Pietro verrà contattato dal tecnico tartuficoltore che collabora con L’Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com per le informazioni richieste.


Tartuficoltura, congresso internazionale in Cina

Mercoledì, Settembre 19th, 2007

Per Gabriella, in allestimento

Dal 26 al 29 agosto 2007 si è tenuto il 5th Internazional Workshop of Edible Micorrhizal Mushroosms in Cina


La tartuficoltura, di Gabriella di Massimo.

Mercoledì, Settembre 19th, 2007

Sono una ricercatrice della facoltà di agraria dell’università di Perugia, il mio lavoro di ricerca verte, da ormai 15 anni, sullo studio della tassonomia, ecologia e coltivazione delle specie appartenenti al genere Tuber.
Sono docente del corso di micologia applicata dove tratto ampiamente le tematiche di cui sopra. alcuni studenti mi hanno segnalato, in maniera entusiastica, il vostro sito www.trovatartufi.com . Condivido il loro entusiasmo, vi faccio i miei complimenti e….mi iscrivo!!!!

Gabriella di Massimo


Tartuficoltura, verifica presenza di tartufi

Mercoledì, Settembre 19th, 2007

Ciao Maurizio sono Riccardo da San Miniato, se ti ricordi ho un cucciolone di pointer- springel di un anno, con i tuoi consigli sono riuscito a farne un cane da tartufi.
Per il momento è fermo in quanto gli scorzoni sono praticamente finiti e per il bianco è ancora un po’ presto.
Comunque è un cane vivace si, ma se ci sono i tartufi cerca assiduamente senza distrarsi .
Ha una bella cerca elegante e veloce spero che continui cosi… appena posso ti invio qualche foto.
Ho visitato il nuovo sito sulla tartuficoltura, devo farti i complimenti perche’ ci mancava. E’ un argomento che mi interessa molto (ne ho anch’io una ventina di piante) e mi piacerebbe approfondirlo.
Se a te interessa posso rendermi disponibile (per la zona dove abito e province limitrofi) per eventuali sopralluoghi di impianti tartufigeni o di boschi naturali per verificare la presenza o meno di tartufi (magari con l’altro cane esperto e non con il cucciolone).
Ti saluto.
A presto.


Richiesta costi piante da tartufo Lazio, Frosinone

Martedì, Settembre 18th, 2007

Richiesta preventivo gratuito piante da tartufo, Massimo di Frosinone

Tipo Tartufo => nero pregiato (Tuber melanosporum)
Tipo Albero => Roverella
Quantita => 15

Tipo Tartufo => scorzone (Tuber aestivum)
Tipo Albero => Roverella
Quantita => 10

Il richiedente verrà contattato gratuitamente e direttamente dalle ditte Leader che collaborano con l’Associazione.

Per quesiti o informazioni gratuite sulle piante da tartufo, sulla coltivazione, produzione e commercializzazione di tartufi, per sapere come coltivare tartufi, i costi iniziali e di manutenzione degli impianti nonchè per le altre informazioni o per l’ invio di esperienze riguardanti la tartuficoltura, i tartuficoltori di ieri, i tartuficoltori di oggi e i tartuficoltori di domani possono scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, scrivi al sito la tua richiesta!

Martedì, Settembre 18th, 2007


Vuoi informazioni sul settore tartuficoltura? Puoi avanzare una richiesta di preventivo gratuito o di qualsiasi altra delucidazione nel campo note cliccando sul seguente link:

  Richiesta preventivo gratuito 
ciò richiederà una veloce e gratuita registrazione che vi darà anche l’accesso a molti altri servizi sul mondo del tartufo

Per   quesiti o informazioni sulla coltivazione dei tartufi scrivere a tartuficoltura@gmail.com




Tartuficoltura in provincia di Arezzo

Martedì, Settembre 18th, 2007

possiedo un terreno di circa 10000 mq posto in posizione collinare , esposta a sud, e vorrei impiantarci una tartufaia: cosa devo fare?
Alessio

Alessio sarà contattato dal tecnico tartuficoltore che collabora con L’Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com


Tartuficoltura tartuficoltori Sicilia, prov di Palermo

Martedì, Settembre 18th, 2007

Ho una tartufaia di sette anni con 15o alberi, mi contattate?
Giuseppe

Giuseppe sarà contattato dal tecnico in tartuficoltura che collabora con l’Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com


Tartuficoltura tartuficoltori Sicilia, prov. di Catania

Martedì, Settembre 18th, 2007

Salve sono nuovo di questo abiente possiedo delle proprieta nella provincia di Messina (noccioleti,quercieti,castagneti)vorrei un impianto di tartufaia, datemi suggerimenti grazie cordiali saluti Enzo

Enzo sarà contattato dal tecnico tartuficoltore che collabora con l’ Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com


Tartuficoltura tartuficoltori, Emilia Romagna, Modena

Martedì, Settembre 18th, 2007

Salve, informazioni sulla piantagioni di tartufo e su quali investimenti bisogna fare?
Riccardo, Modena

Riccardo verrà contattato dalle ditte Leader del settore tartuficoltura che collaborano con L’Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com


Tartuficoltura e tartuficoltori Lazio, prov. di Roma

Martedì, Settembre 18th, 2007

Sono interessato alla tartuficoltura, potete contattarmi?
Carlo da Roma.

Carlo verrà contattato dal tecnico tartuficoltore che collabora con l’ Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com


Tartuficoltura tartuficoltori Marche, prov. Ancona

Martedì, Settembre 18th, 2007

Vorrei conoscere se esistono vivai che vendono essenze arboree micorizzate per la produzione del tartufo.

Paolo Ancona

Paolo verrà contattato dalle ditte Leader in tartuficoltura, che producono piantine micorrizate debitamente certificate da enti pubblici quali quelli universitari, e che collaborano con L’Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com

RISPOSTA DEL TECNICO TARTUFICOLTORE
Ciao Paolo, da molti anni realizzo impianti di tartuficoltura, utilizzando piantine micorrizate prodotte da alcune ditte Leader sul settore.
Si tratta di Aziende vivaistiche di provata serietà, ti consiglierò privatamente quella che risulta più vicina alla tua residenza, ciò per non fare una pubblicità sul sito dell’ Associazione, a favore di una ditta e svantaggiare ingiustamente le altre valide allo stesso livello.
A presto, tecnico tartuficoltore collaboratore dell’ A.T.T.I.


Tartuficoltura tartuficoltori Sicilia, prov.di Trapani

Martedì, Settembre 18th, 2007

Avrei bisogno di verificare se il mio impianto tartufigeno produce tartufi.
Grazie, Lucia

Lucia verrà contattata da un tartufaio socio dell’Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com per un sopralluogo con cane da tartufo di provata esperienza


Tartuficoltura tartuficoltori Lazio, prov. Latina

Martedì, Settembre 18th, 2007

Vorrei saperne di più sulla produzione di piantine micorizzate e se dalle mie zone è possibile fare questo tipo di coltivazione, grazie anticipatamente.
Luigi

Luigi verrà contattato dal tecnico tartuficoltore che collabora con l’ Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com la risposta verrà integrata nella presente pagina web appena perverrà.

Risposta del tecnico tartuficoltore

Ciao Luigi,
che io sappia, nei dintorni della Tua città si trova molto Scorzone estivo.
Bisogna in ogni caso prendere un campione di suolo, dal terreno che Ti
interessa,e farlo analizzare.
Puoi mandarmi il referto via fax o tramite il sito, ti darò il mio
parere sulla fattibilità o meno di un impianto tartufigeno.

Cordiali saluti , tecnico tartuficoltore collaboratore di tartuficoltura . com


Tartuficoltura tartuficoltori Lombardia, prov. di Bergamo

Martedì, Settembre 18th, 2007

Vorrei coltivare il tartufo mi date informazioni in merito?

Gian Salvo

Gian Salvo verrà contattato dal tecnico tartuficoltore che collabora con l’Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com per le delucidazioni, logicamente gratuite!

RISPOSTA DEL TECNICO TARTUFICOLTORE

Ciao Giansalvo,
se non mi dai notizie, circa il terreno dove intendi mettere a dimora piantine micorrizate, non
posso esserti d’aiuto.
Visiti il sito e riscrivi fornendo più dettagli.

Cordiali saluti , tecnico tartuficoltore collaboratore dell’ A.T.T.I.


Tartuficoltura tartuficoltori Lombardia, prov. di Varese

Martedì, Settembre 18th, 2007

Vorrei essere informato per provare a coltivare tartufi nel mio terreno.
Grazie, Raffaele.

Raffaele verrà contattato direttamente e gratuitamente dal tecnico tartuficoltore che collabora con l’ Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com la risposta verrò integrata nella presente pagina web appena ci perverrà!

RISPOSTA DEL TECNICO TARTUFICOLTORE

 

Ciao Raffaele,
purtroppo controllando alcuni dati di cui dispongo i terreni nella Provincia di Varese, sono per la maggior parte di tipo sub-acido.
Poco o per niente adatti alla coltivazione dei tartufi.
Naturalmente il Tuo terreno potrebbe non essere in linea con i miei dati, Ti consiglio di prelevare un campione di suolo, e farlo analizzare da un laboratorio specializzato.
Quando sarai in possesso del referto puoi contattarmi al telefono o
tramite il sito, o inviarmi un fax cone le risultanze, così potrò darti il mio parere.

Cordiali saluti , tecnico tartuficoltore collaboratore A.T.T.I.


Tartuficoltura e tartuficoltori Toscana, prov. di Grosseto

Martedì, Settembre 18th, 2007

E’ possibile coltivare nella mia zona?
Michele

Ciao Michele,
sono il tecnico in tartuficoltura che collaboro con l’Associazione A.T.T.I.

Nei dintorni del Tuo paese (Castel del Piano GR), hai sicuramente la
possibilità di trovare tartufi naturali di diversi tipi.

Per quanto riguarda la possibilità di coltivarli, non posso risponderti non avendo alcun dato relativo al Tuo terreno.

Riempi la scheda che trovi sul sito, con i dati relativi ad altitudine, esposizione, superficie ecc ecc

Così posso farmi un quadro della Tua situazione e darti risposte più consone.

Cordiali saluti.


Tartuficoltura e tartuficoltori Lazio, prov. di Frosinone

Martedì, Settembre 18th, 2007

Vorrei coltivare tartufi, mi contattate!
Andrea

Andrea verrà contattato privatamente dal tecnico tartuficoltore che collabora con L’associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com, la risposta presto sarà inserita in questa pagina web.

RISPOSTA

Ciao Andrea,
sono il tecnico in tartuficoltra dell’A.T.T.I.
Posso dirti solo che tutta la provincia di Frosinone è molto vocata ala produzione di tartufi, anche i più pregiati.
La zona di Cassino produce Scorzoni estivi e Nero pregiato, ma da qui a dire che il Tuo terreno è adatto a coltivarne, ce ne corre.
Riempi il modulo con le caratteristiche del Tuo terreno e mandalo al sito, se mi pervengono i dati ne riparliamo.

Cordiali saluti


Tartuficoltura e tartuficoltori Lazio, prov. di Roma

Martedì, Settembre 18th, 2007

HO UN TERRENO CI CIRCA 3 HA E MEZZO DOVE VORREI COLTIVARE TARTUFI.
VORREI DOCUMENTARMI SULLE CARATTERISTICHE NECESSARIE DI UN TERRENO E I COSTI.
Antonella

Antonella verrà contattata dal tecnico tartuficoltore che collabora con L’Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com


Tartuficoltura tartuficoltori Piemonte, Asti

Martedì, Settembre 18th, 2007

Mi piacerebbe molto imparare a coltivare i tartufi per passione o come hobbies
Luca

Luca verrà contattato direttamente e gratuitamente dall’esperto tartuficoltore che collabora con L’associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com, la risposta verrà integrata su questa pagina web appena ci perverrà!

RISPOSTA DELL’ESPERTO TARTUFICOLTORE

Ciao Luca,
sono il tecnico in tartuficoltura dell’ATTI.
Maurizio mi ha girato la Tua mail.
Non mi chiedi nulla di specifico, per cui non saprei da che parte iniziare.
Per diventare un tartuficoltore anche a livello hobbystico, posso
consigliarti di leggere tutti gli articoli su:
http://www.tartuficoltura.com
http://www.trovatartufi.com
Se in seguito avrai bisogno di consigli, scrivi di nuovo al sito, Ti
risponderò di certo.

A presto, il tecnico tartuficoltore che collabora con l’A.T.T.I.


Tartuficoltura tartuficoltori Sicilia, Caltanisetta

Martedì, Settembre 18th, 2007

Salve, vorrei sapere se in Sicilia e possibile la coltivazione dei tartufi
Grazie
———————

Risposta:
In Sicilia ci risulta che sono stati costituiti numerosi impianti di tartuficoltura, purtroppo molti non sono andati a buon fine, molti a causa di una cattiva gestione, dolosa o colposa, di ditte e tecnici di tartuficoltura poco seri, per contro alcuni impianti in loco sono in produzione. Verrà contattata dal tecnico di tartuficoltura che collabora con L’associazione Telematica tartufai Italiani www.trovatartufi.com , per ulteriori ragguagli.


Tartuficoltura tartuficoltori Abruzzo, prov. di Pescara

Martedì, Settembre 18th, 2007

Desidererei avere dei ragguagli circa la possibilita’ di coltivare i tartufi , dal momento che possiedo circa 1,5-2,0 ettari di terreno attualmente incolto.
In attesa di un Vs. riscontro invio i miei saluti.

V. “omissis”

Valter verrà contattato dal tecnico tartuficoltore che collabora con l’Associaizone Telematica Tartufai Italiani wwww.trovatartufi.com


Tartuficoltura, contenimento del terreno tartufigeno

Lunedì, Settembre 17th, 2007

Contenimento del terreno in tartuficoltura

Se la tartufaia si trova in un terreno scosceso, sia con il calpestio che con le piogge la terra tende con il tempo a scivolare verso il basso e senza questa la tartufaia è destinata a morire, pur rimanendo grandi pianelli che non produrranno più.

In Spagna vengono usati a trattenimento del terreno dei mucchi di sassi o dei muretti posti trasversalmente sulla tartufaia, utile risulta anche l’apposizione di tronchi che risulteranno di più facile spostamento per la manutenzione della stessa, inoltre sotto tali ostacoli, dove il terreno si mantiene fresco,  come per la pacciamatura, vengono rinvenuti di sovente i corpi fruttiferi.

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, la pacciamatura

Lunedì, Settembre 17th, 2007

La pacciamatura ha il  fine di evitare una evaporazione dell’acqua presente nel terreno, questa consiste nel ricoprirlo con materiale vario, solitamente ad una distanza di 40- 60 cm di raggio cui centro è il fusto della pianta superiore.

Da ricerche applicate si è addivenuti alla conclusione che il pacciamante più idoneo alla tartuficoltura sia per le piantine messe a dimora che per quelle in produzione, è il feltro di lana con caratteristiche particolari ossia bassa densità di feltratura che dopo la sua funzione si disgrega nel suolo, apportando elementi utili alla produzione del tartufo e quindi di non inquinare, al contrario di film di plastica etc, inoltre evita lo sviluppo di vegetazione erbacea-arbustiva.

Nella pacciamatura l’uso di materiali impropri ha causato danni, il peggio è stato fatto con l’uso di balle di paglia, che hanno asfissiato il suolo portando i valori del PH a livelli incompatibili alla produzione del melanosporum facendo virare la produzione su tartufi inferiori come il brumale e il moschatum.

Non sempre la pacciamatura risulta utile durante l’anno.

Questa deve essere posta dopo i temporali e l’ irrigazione estiva al fine di evitare una l’eccessiva evaporazione.
La copertura va effettuata alternata, a zone coperte che trattengano una maggior umidità e zone libere che daranno modo al terreno di riscaldarsi.
Anche in ambiente naturale i tartufi vanno a localizzarsi proprio sotto i materiali presenti in loco, come pietre, tronchi di albero secchi ecc, cosi avverrà in tartuficoltura, i tartufi cresceranno sotto i materiali usati per la copertura del suolo circostante la pianta micorrizata.

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, la sarchiatura

Lunedì, Settembre 17th, 2007

 Come in quasi tutte le culture la sarchiatura del terreno risulta proficua anche per la tartufaia.

Logicamente bisogna fare in modo che gli attrezzi usati vadano a rendere soffice il terreno senza però recidere le radici della pianta simbionte e comare.

Per sarchiatura della tartufaia è da intendersi la smossa del terreno senza rovesciarlo o strapparlo.

Solitamente viene usato il conosciuto bidente o una vangatrice a cui sono state sostituite le vanghette con dei corni d’acciaio.

La penetrazione di questi corpi, che si inseriscono nel terreno, possono raggiungere anche i 25-30 centimetri, in alcuni casi ciò ha consentito di raddoppiare o triplicare la produzione.

Quindi erronea è la convinzione di non toccare la tartufaia per evitare che si rovini!

Logicamente questa va sarchiata in un ben determinato periodo che corrisponde al momento in cui è finita la produzione annuale e sta per iniziare il nuovo ciclo biologico. NON MESI DOPO!!

Quindi per le varie specie e in relazione al termine della produzione potrete iniziare la sarchiatura.

E’ bene, inoltre, almeno nei primi anni dalla messa a dimora delle piantine micorrizate, eliminare le piante erbacee o arbustive che possono concorrere e quindi pregiudicare la vita della simbionte e della comare.

Lavorazioni, superficiali e manuali, specialmente in primavera possono, mediante zappettatura, eliminare queste piante competitive e migliorare la penetrazione dell’acqua. Particolare attenzione va posta a riguardo della vicinanza del fusto ove la profondità, consigliata, da non superare, è di cinque centimetri.

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura tartuficoltori Lazio, prov. Roma

Lunedì, Settembre 17th, 2007

Ho seria intenzione di fare un impianto tartufigeno su un terreno di un ettaro di estensione, ho provveduto a far fare le analisi prelevando ben cinque campioni, presto Vi manderò i risultati affinchè possa essere consigliato per il meglio.
Grazie, Andrea.

Appena giungeranno i risultati delle analisi, il tecnico tartuficolture che collabora con L’Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com provvederà a contattarlo per fornire istruzioni a riguardo.


Tartuficoltura e tartuficoltori, prov. di Rieti

Lunedì, Settembre 17th, 2007

Ciao, vi mando le risposte alle domande che ho trovato sul Vs. sito.

Vorrei sapere, qualora il terreno fosse adatto, quanto tartufo si puo’ produrre e dopo quanti anni si raccolgono i primi frutti.

il terreno misura circa 100 mt per 50. quindi 5000 mq

no analisi

E’ successo di trovare tartufi naturali

Trattasi di scorzoni.

800 mt, zona rieti, esposizione sud est.

Nocciolo, faggi.

ci sarebbero animali selvatici se non fosse per il recinto.

in inverno si arriva a 5 gradi sotto zero.

il territorio è in provincia di Rieti
Rodolfo “omissis”

Rodolfo ha ricevuto una e-mail dal tecnico tartuficoltore che collabora con L’ Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com


Tartuficoltura e tartuficoltori Toscana, prov. di Firenze

Lunedì, Settembre 17th, 2007

Ecco le informazioni richieste per ottenere una vs risposta ed in caso preventivo come da sito web:estensione utilizzabile da 1 a 3 ettari, no analisi terreno effettuate, zona produce naturalmente tartufi bianchi neri altitudine circa 500 mt slm media pendenza presenti nocciolo, quercia, pino,castagno..possibilità soccorso idrico da cisterna che raccoglie falda acquiferain zona animali selvativi lepri, caprioli, cinghiali, ricci…

in inverni freddi temperatura anche sotto zero (notte circa -3/4 gradi tranne eccezioni) e raramente neve

sopralluogo possibile concordandolo preventivamente

zona Palazzuolo sul Senio – alto mugello (FI)

distinti saluti

Gian Marco “Omissis”

Gian Marco ha ricevuto una e-mail di risposta dal tecnico di tartuficoltura che collabora con l’ Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com


Tartuficoltura, tempi produzione tartufi

Sabato, Settembre 15th, 2007

Sia nelle tartufaie in natura che in quelle ottenute con la messa a dimora di piantine micorrizate, la produzione dei primi corpi fruttiferi varia in base a diversi fattori, statisticamente si trovano i primi tartufi:
Tartufo nero pregiato dai 6 a 8 anni;
Tartufo nero estivo dai 6 a 8 anni;
Tartufo uncinato dagli 8 a 9 anni;
Tartufo bianchetto dai 5 a 7 anni;
Tartufo bianco pregiato dai 12 -15 anni.

La piena raccolta mediamente si verifica:
Tartufo nero pregiato dai 12 ai 15 anni;
Tartufo nero estivo dai 12 ai 15 anni;
Tartufo uncinato dai 12 ai 15 anni;
Tartufo bianchetto dai 10 ai 12 anni;
Tartufo bianco pregiato (non vi sono dati in merito)

Periodi di maturazione e raccolta dei tartufi

Tartufo nero pregiato da Dicembre a Marzo;
Tartufo nero estivo da Maggio a Agosto
Tartufo uncinato da Settembre a Dicembre;
Tartufo bianchetto da Novembre a Aprile;
Tartufo bianco pregiato da Settembre a Dicembre 

p1040540.jpg

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Verifica di un suolo idoneo alla crescita dei tartufi

Sabato, Settembre 15th, 2007

I corpi fruttiferi o per meglio dire i tartufi nascono e crescono solo in terreni con precise caratteristiche fisico-chimiche.
Condizioni principali sono la presenza di calcare ed il Ph sub alcalino.
Vengono preferiti terreni dotati di un buon drenaggio perchè in pendenza o per la presenza di scheletro ( pietrisco, breccia etc), ciò favorisce l’ossigenazione e il non ristagno delle acque.
I tartufi meno pregiati sono anche meno esigenti e si adattano anche a terreni con caratteristiche fisico chimiche leggermente diverse, al contrario dei tartufi pregiati sono molto esigenti.
Per decidere se e quale specie di tartufo è più idonea al suolo in nostro possesso, è bene conoscere la composizione fisico chimica del terreno, laboratori specializzati ci daranno l’esito dei campioni che faremo loro analizzare.

Per sapere come prelevare un campione di suolo cliccare qui

Per sapere a chi inviare tramite corriere il vostro/i campioni di suolo e le relative modalità cliccare qui

Per i prezzi e possibilità di acquisto delle piantine micorrizate anche in esigue quantità, debitamente certificate da strutture pubbliche esterne al produttore, quali le Università di Perugia e dell’Aquila,
piante da tartufo che verranno spedite direttamente al tuo indirizzo tramite corriere, cliccare qui

Per ingenti quantità di piantine richiedere un preventivo gratuito cliccando qui

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com

Analisi fisico chimica del terreno per la coltivazione dei tartufi

Sabato, Settembre 15th, 2007

Le zone a vocazione tartuficola e i luoghi dove normalmente vengono trovati i tartufi, sono sicuramente luoghi favorevoli per costituire un l’impianto tartufigeno.
In mancanza di queste condizioni un buon orientamento è dato dalla verifica dei caratteri geopedologici e climatico - vegetazionali del luogo prescelto, ricavabili anche da apposite carte (carta geologica, pedologica, etc).
Trattandosi comunque di impianti tartufigeni è sempre consigliabile un’analisi dettagliata del suolo che ne metta in evidenza le caratteristiche chimiche e fisiche che possono essere anche variabili da un punto all’altro dell’appezzamento;
in particolare per giudicare l’attitudine di un suolo alla tartuficoltura vanno analizzati il pH;
il tasso di calcare totale e attivo;
la tessitura;
la capacità di ritenzione idrica;
il tenore in sostanza organica, in azoto, in fosforo, in potassio, in calcio e in magnesio.
Si possono escludere a priori per la tartuficoltura quei terreni che risultano assenti di calcare e di calcio e un pH acido; una tessitura ed una struttura fortemente squilibrata con una composizione minerale che presenta grossi eccessi o carenze di elementi essenziali.

Per sapere come prelevare un campione di suolo cliccare qui

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Per i prezzi e possibilità di acquisto delle piantine micorrizate anche in esigue quantità, debitamente certificate da strutture pubbliche esterne al produttore, quali le Università di Perugia e dell’Aquila,
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Tartuficoltura, erbe infestanti

Sabato, Settembre 15th, 2007

DISERBO E’ importante nella tartufaia coltivata controllare, soprattutto nei primi anni d’impianto, lo sviluppo della flora spontanea, erbacea e arbustiva che può esercitare un’intensa competizione con le piante micorrizate limitandone lo sviluppo e favorendo lo sviluppo di funghi ectomicorrizici diversi dal tartufo.

Il metodo di controllo della vegetazione consigliato nelle tartufaie coltivate é costituito da leggere lavorazioni superficiali del suolo da eseguirsi con uno o due interventi, preferibilmente primaverili, a 5-8 cm. Di profondità.

Nella zona prossima al fusto (nella circonferenza idealmente disegnata con un metro di raggio) delle giovani piantine , per non danneggiare le radichette micorrizate, conviene eseguire una zappettatura manuale del terreno a non più di 5 cm. circa di profondità.

Le erbe infestanti riducono l’accrescimento della piantina micorrizzata, assorbendo dal terreno acqua ed elementi utili.

p1040724.jpg

Una zappettatura superficiale, che non superi, come già detto i 5 cm, è idonea a togliere le erbe, per mantenere un certa umidità e per facilitare lo sviluppo di radichette secondarie e terziarie.
Per limitare anche la crescita di erba, si può provvedere alla pacciamatura.

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura - impianto ex novo-preparazione del terreno

Sabato, Settembre 15th, 2007


Dopo aver verificato l’idoneità del suolo, per fare un impianto tartufigeno è necessario procedere alla preparazione del terreno.
Questa operazione dovrà essere effettuata preferibilmente nel periodo estivo e consisterà, dopo un preventivo decespugliamento, in una lavorazione andante e profonda (da 40 cm) di aratura, in alternativa si possono preparare delle buche di 60×60x60 cm in corrispondenza del punto in cui verranno messe a dimora le piantine.

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Come prelevare i campioni di suolo da far analizzare per la tartuficoltura
Coltivare tartufi, a chi inviare il campione, tramite corriere, per le analisi del terreno

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com

Progettazione dell’impianto ex novo di tartuficoltura

Sabato, Settembre 15th, 2007

La progettazione dell’impianto riguarda:
La decisione del sesto, 5×5, 5×4, 4×4 , 4×3 etc, questo varia dal tipo di pianta simbionte e del tartufo con cui questa è stata micorrizata e dalla necessità di transito di mezzi agricoli leggeri per impianti tartufigeni molto estesi.
La decisione di proteggere le piantine, con shelter per il gelo e alcuni animali selvatici, eventuale pacciamatura, recinzione delle piantine o dell’intero impianto;
La decisione di prevedere un soccorso idrico a dispersione generale o a goccia per ogni singola piantina.
La decisione di alternare file di simbionti più precoci nella produzione di tartufi ma meno produttive nel tempo a una fila di simbionti più tardive nella produzione iniziale di tartufi ma più duratura nel tempo; ad esempio una fila di noccioli e roverella, i primi sono precoci e daranno i primi tartufi, con possibilità di estirparli quando questi hanno terminato la produzione, allargando così il sesto d’impianto, ottenendo una aereazione e illuminazione dei pianelli delle roverelle nella loro piena produzione di corpi fruttiferi.

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Come prelevare i campioni di suolo da far analizzare per la tartuficoltura
Coltivare tartufi, a chi inviare il campione, tramite corriere, per le analisi del terreno

Prezzi e possibilità di acquisto delle piantine micorrizate anche in esigue quantità, debitamente certificate da strutture pubbliche esterne al produttore, quali le Università di Perugia e dell’Aquila
Piante da tartufo che verranno spedite direttamente al tuo indirizzo tramite corriere, clicca qui

 

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com

Tartuficoltura, le potature

Sabato, Settembre 15th, 2007

La potatura

La potatura ha due fini:

Mantenere la longevità della pianta;

Ombreggiare o illuminare il terreno sottostante e cioè la tartufaia.

E’ consigliabile effettuare la potatura, limitandola negli anni, solo dopo la trascorsa crisi d’impianto delle simbionti.

La potatura serve a guidare principalmente il portamento della pianta ed eliminare i succhioni.

Ricordate che per il Melanosporum la tartufaia deve essere illuminata mentre per il bianco pregiato ombreggiata, quindi per il nero la chioma dovrà andare a formarsi, con le potature, a triangolo o cono rovesciato, in modo che sul terreno si proietti più luce possibile in quanto questi ama il calore e la luce.

 Al contrario del nero, la chioma della pianta superiore del tartufo bianco, cui tartufaia ha bisogno di umidità e ombra, deve essere potata al fine di raggiungere la forma tondeggiante a mo’ di ombrello.

 p1040712.jpg

Pianta di nocciolo micorrizata con tuber borchi,  non potata.

 

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, soccorso idrico

Sabato, Settembre 15th, 2007

Per favorire l’accrescimento delle piantine, per mantenere la micorrizazione e favorire lo sviluppo dei tartufi sia come quantità che pezzatura, non di poco conto è l’irrigazione.
L’ irrigazione è vantaggiosa ma bisogna dosarla per evitare di danneggiare l’impianto e la sua produzione.
In caso di notevole disponibilità di acqua il metodo più idoneo sembra essere quello a pioggia o micro-aspersione.
Se si ha poca acqua può essere utilizzato il metodo a goccia.
Le acque usate in tartuficoltura devono essere neutre od alcaline, di pozzi e sorgenti, piuttosto che quelle cadute per piovosità e raccolte in appositi contenitorim infatti le acque piovane a volte possono essere acide e quindi dannose per l’impianto e la produzione di tartufi, per questo motivo la qualità delle acque usate per l’irrigazione della tartufaia sono da tenere sotto controllo.
Le piantine che durante il primo anno di impianto non hanno superato la crisi del trapianto andranno sostituite l’anno immediatamente successivo, ricercando le cause del loro mancato attecchimento onde evitare ulteriori fallimenti.
Per limitare le perdite risulta conveniente, nei primi anni, effettuare irrigazioni di soccorso nei mesi estivi, soprattutto nel caso di stagioni particolarmente siccitose.
Anche negli anni successivi, l’irrigazione degli impianti favorisce l’entrata in produzione e l’entità produttiva delle tartufaie.
Esperienze effettuate in Italia ed in Francia in tartufaie coltivate di tartufo nero pregiato, hanno dimostrato che l’irrigazione giova alla produzione soprattutto nelle zone con estati eccessivamente calde e siccitose.
I quantitativi d’acqua e la frequenza degli interventi irrigui dipendono sia dalla capacità di ritenzione idrica del suolo sia dall’entità delle precipitazioni. In linea generale si consiglia di apportare alla tartufaia un quantitativo d’acqua mensile di 30-60 mm, comprendendo quella piovana e quella di irrigazione.
Fra ogni intervento irriguo conviene far passare circa 10 giorni.
Un eccessivo e troppo frequente apporto d’acqua può far regredire le micorrize di tartufo e favorire quelle di altri funghi.

Anche se per il bianco pregiato e l’uncinato non si hanno ancora indicazioni precise ottenute con sperimentazioni di campo, si ritiene che l’irrigazione delle tartufaie possa favorire la produzione.
I quantitativi d’acqua totali mensili consigliati sono di 50-150 mm, a seconda del tipo di terreno e tenuto conto dell’entità delle precipitazioni.

Ove possibile converrà predisporre un impianto irriguo preferibilmente per micro-aspersione che, sulla base delle ricerche condotte nelle tartufaie coltivate di tartufo nero pregiato, é il più idoneo, poiché evita la compattazione del terreno e favorisce uno sviluppo diffuso e superficiale delle radici. L’impianto di irrigazione a goccia é meno indicato poiché le radici tendono a localizzarsi nell’area di terreno maggiormente bagnata.
La scelta del sistema di irrigazione dipenderà quindi dalla qauntità di acqua che si ha a disposizione in quanto con il sistema ad aspersione di ha più consumo rispetto a quello a goccia.

In estate e specialmente negli autunni secchi le tartufaie vanno innaffiate, infatti la mancanza di acqua ai corpi fruttiferi, già formatasi, li porta ad un’ arresto della crescita e a un deperimento veloce.

A settembre-ottobre, in mancanza di precipitazioni piovose, l’irrigazione può risultare determinante per la crescita in dimensioni e per le quantità di raccolta dei tartufi.

Vi consiglio di utilizzare in aggiunta all’acqua d’irrigazione, anche acqua sporale.

L’acqua sporale è l’acqua che avete utilizzato per lavare il prodotto raccolto o l’ acqua in cui avete inserito gli scarti dei tartufi che dopo l’escavazione, e durante il controllo degli stessi, vi siete resi conto che erano verminati e quindi inservibili.

Fate attenzione a non inserire nell’acqua sporale, ottenuta per lavatura degli ascocarpi o per il tritume dovuto alla selezione di capatura, tartufi di specie diverse da quella impiantata in quanto le spore di questi potrebbero inquinare la specie desiderata con il rischio che, essendo più resistente e longeva, possa sostituirsi interamente alla principale, soccombendola.

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Nell foto notare il cavalletto per l’irrigazione dall’alto

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, parassiti infestanti e animali

Sabato, Settembre 15th, 2007

 Una pianta tartufigena sopporta molto bene ogni attacco parassitario, per cui si consiglia di intervenire solo quando è strettamente necessario e la pianta è in pericolo di vita.

Nei casi in cui i parassiti rallentano solo la crescita della pianta è meglio attendere un anno in più i tartufi che utilizzare fotofarmaci che possono danneggiare anche le micorrize di tartufo.

Per evitare danni della fauna selvatica, è consigliabile utilizzare reti protettive attorno alle piantine.

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 Parassiti comuni e rimedi:

Oidio ( microsfera alphitoides) Colpisce le giovani piantine con defogliazione precoce ed arresto dello sviluppo. Si può osservare una patina biancastra polverulenta sulle foglie ed estesi dissecamenti fogliari.

Rimedio: Il tartuficoltore può intervenire con prodotti a base di zolfo e con triazoli ( triamedifon).
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Pseudomonas avellanae: Il tartuficoltore in primavera, dopo una normale ripresa vegetativa può notare avvizzimenti delle foglie e dei rami ed ingiallimenti del fogliame. In estate le foglie e i frutti rimangono attaccati ai rami completamente secchi.

Rimedio: Il tartuficoltore può intervenire a livello preventivo bruciando subito i rametti secchi eseguendo trattamenti con prodotti a base di rame.
Si utilizzino forbici sterilizzate per non diffondere l’infezione.

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Rodilegno rosso e giallo: Il tartuficoltore noterà delle gallerie scavate nel tronco delle giovani piante.

Rimedio: Il tartuficoltore può intervenire a livello preventivo con trappole a base di feromoni.Successivamente uccidere le larve o meccanicamente, penetrando nelle gallerie con fili fi ferro o con inezioni di insetticidi ( in un secondo tempo chiudere con mastice)

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Lepidotteri defogliatori: I tartuficoltori noteranno un attacco alle foglie, in particolare le querce, queste risulteranno smangiucchiate in parte e fino ad esaurimento.

Rimedio: Utilizzare insetticidi biologici (Bacillus tur.)

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I tartuficoltori usano delle bottiglie in vetro  immerse nel terreno per tenere lontano le talpe;

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I tartuficoltori utilizzano cd e dvd appesi ad un filo per tenere lontano animali selvatici, lepri, uccelli etc

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Tartuficoltura, interventi agronomici correttivi

Sabato, Settembre 15th, 2007

In allestimento

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Preventivo gratis per ricerca tartufi con cani addestrati

Sabato, Settembre 15th, 2007


Chi ha costituito un impianto tartufigeno e non possiede un cane da tartufo, può chiedere un preventivo di intervento di un tartufaio di provate capacità, munito di un cane idoneo per verificare la  presenza di produzione di tartufi.

Tra i molteplici soci sostenitori dell’Associazione non si esclude che qualcuno vi faccia sopralluogo gratis, in mancanza vi sara sicuramente qualche tartufaio professionista pronto a farvi sapere, senza impegno, i suoi costi.

Logicamente per fare un preventivo di spesa dovete indicare, la Regione, la Provincia e il Comune che il tartufaio professionista deve raggiungere, in modo che  possa calcolare i costi vivi per la sua parcella.

Dovete anche indicare l’estensione dell’impianto, quali piante sono state messe a dimora e con quale tartufo, ciò per fare verifiche nel momento giusto e cioè quando le specie di tartufi  che dovrebbero essere presenti siano in piena maturazione affinchè il cane possa segnalarne la presenza.  Valutate se indicare anche un vostro recapito telefonico per un contatto più diretto.

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Potete scrivere una richiesta di preventivo gratutito nel campo note cliccando sul seguente link:

  Richiesta preventivo gratuito 
ciò richiederà una veloce e gratuita registrazione , riceverete una password al vostro indirizzo e-mail, utile sia per la richiesta di preventivo che per l’accesso a molti altri servizi sul mondo del tartufo

Oppure:
Per quesiti o informazioni gratuite sulle piante da tartufo, sulla coltivazione, produzione e commercializzazione di tartufi, per sapere come coltivare tartufi, i  costi iniziali e di manutenzione degli impianti nonchè per  le altre informazioni o per l’ invio di esperienze riguardanti la tartuficoltura, i tartuficoltori di ieri, i tartuficoltori di oggi e i tartuficoltori di domani possono  scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Preventivo gratis per controllo micorriz. post imp.

Sabato, Settembre 15th, 2007

Per un preventivo gratis e senza impegno alle ditte Leader che sono sul mercato, per il controllo micorrizico post impianto, indicare l’ ubicazione delle stesso, ( Regione Provincia, Comune) scrivete nel campo note cliccando sul seguente link:

 Richiesta preventivo gratuito 
ciò richiederà una veloce e gratuita registrazione , riceverete una password al vostro indirizzo e-mail, utile sia per la richiesta di preventivo che per l’accesso a molti altri servizi sul mondo del tartufo di www.trovatartufi.com

Oppure:
Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti la tartuficoltura, i tartuficoltori di ieri, i tartuficoltori di oggi e i tartuficoltori di domani possono  scrivere a tartuficoltura@gmail.com

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Tartuficoltura, sesto dell’impianto tartufigeno

Sabato, Settembre 15th, 2007

Il sesto dell’impianto è da determinare in relazione alla pianta simbionte e al tartufo con cui è stata inoculata.
I vari tipi di tartufi nascono e crescono in particolari condizioni, compresa l’illuminazione della tartufaia da parte dei raggi solari.
Ad esempio il tartufo nero pregiato presenta sempre un pianello o tartufaia molto assolata, di conseguenza il sesto d’impianto dovrà essere ampio al contrario per il bianchetto o il tartufo bianco pregiato che predilige ombra e umidità.
Il sesto è condizionato anche dalle dimensioni che raggiungerà la pianta simbionte, una roverella adulta non ha le stesse dimensioni di un nocciolo o di un pino domestico!
Logicamente nelle operazioni di post impianto interverrà anche una potatura ad hoc per favorire le condizioni più naturali possibili.

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Come prelevare i campioni di suolo da far analizzare per la tartuficoltura
Coltivare tartufi, a chi inviare il campione, tramite corriere, per le analisi del terreno

Prezzi e possibilità di acquisto delle piantine micorrizate anche in esigue quantità, debitamente certificate da strutture pubbliche esterne al produttore, quali le Università di Perugia e dell’Aquila
Piante da tartufo che verranno spedite direttamente al tuo indirizzo tramite corriere, clicca qui

 

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura tartuficoltori Piemonte, Cuneo

Sabato, Settembre 15th, 2007

Buongiorno a tutti!
ho da qualche giorno trovato per caso questo super sito!!!
E’ da un po’ che pensavo al fatto di effettuare in un terreno di mia proprietà che non coltivo più, una piccola piantagione di piante adatte alla tartuficultura.
Ho visto il vostro sito e essendo Trifolau da più di 15 anni…(io ne ho 29) vorrei provare a effettuare questo”esperimento”. Grato della mano che vorrete darmi,cordialmente saluto e auguro a tutti voi una buona stagione tartufigena!
Danilo.
Per avere un’idea se il terreno è idoneo o meno alla tartuficoltura rispondete con attenzione le domande che seguono, inviando il tutto via e-mail al sito, trovatartufi@gmail.com otterrete una risposta gratuita e, se le condizioni totali risulteranno idonee, anche un preventivo gratuito da parte di una ditta leader del settore tartuficoltura e di un esperto tartuficoltore:
1)Specificare l’estensione del terreno ove si intende mettere le piantine micorrizate in mq // c.a. 1500 mq
2)specificare se òe analisi del terreno sono già state fatte ( Si-No) // no
3)Se le analisi sono già state effettuate trascrivere i risultati nella e-mail che spedite al sito; //
4) Specificare se si trovano tartufi naturali nel terreno ove si intende fare l’impianto o in quelli limitrofi? ( Si- No) // si
5)Se si, indicare quale specie di tartufi vengono rinvenuti ; // circa 20 anni fa,in alcune zone nasceva il Magnatum Pico,poi sono state tolte le piante,ora solo il nero invernale.
6)Indicare l’altitudine, l’esposizione del terreno e la sua pendenza anche se approssimativa; // 650 metri s.l.m. sud-ovest
7)Indicare quale piante simbionti o superiori ( alberi) sono presenti nella zona ove si intende effettuare l’impianto tartufigeno? Carpino nero Cerro Farnia Leccio Nocciolo Pioppo bianco Rovere Roverella Pino ecc ecc // nocciolo,pioppo bianco,querce.
8)Indicare se si Ha possibilità di un soccorso idrico per le piantine micorrizzate al tartufo(Si-No ) // si
9)Se si indicare quale, ad esempio pozzo ecc ecc // fontana
10)specificare se vi sono animali selvatici in zona? ad esempio lepri, ecc ecc // lepri,fagiani,cinghiali…
11)Indicare, anche se empiricamente, in gradi le temperature più basse invernali ; //-10
12)Indicare se si Vuole ottenere un sopralluogo di un esperto tartuficoltore per avere un contatto diretto e quindi più consigli e certezze? (Si-No) // si
13) Se si, indicare la regione e la provincia ove è ubicato il terreno per il sopralluogo;// Piemonte,provincia di Cuneo vicino ad Alba
14) Nel caso in cui il terreno risulterà idoneo per provare a fare un impianto tartufigeno con la messa a dimora di piantine micorrizzate al tartufo, indicare se si provvederà da soli alla messa a dimora o se si vuole che provveda un incaricato/i esperto/i tartuficoltore/i della ditta leader di tartuficoltura. // provvederò da solo.
Danilo “Omissis”

Danilo ha ricevuto una e-mail di risposta dal tecnico tartuficoltore che collabora con L’Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com


Tartuficoltura, messa a dimora delle piantine micorrizate

Sabato, Settembre 15th, 2007

Contrassegnato il sesto d’impianto ed effettuato preventivamente un idoneo foro nel terreno, possiamo mettere a dimora la piantina.
Il periodo migliore va dall’autunno a poco prima della primavera, in tale periodo la pianta risentirà meno il trauma del trapianto e al risveglio primaverile le radici avranno modo di estendersi con facilità per attecchire al meglio nel terreno circostante.
Prima di togliere la pianta simbonte micorrizata dal vasetto che l’accoglie, è preferibile innaffiarla almeno qualche minuto prima, ciò faciliterà l’estrazione dell’intero pane di terra dal vasetto, senza che il terriccio che avvolge la piantina e il suo apparato radicale si sgretoli.
Estratto il pane, la parte inferiore va leggermente tolta in modo tale che le radichette terminali possano essere disposte a raggiera nel fondo del foro affinchè siano facilitate ad estendersi attecchendo al terreno.
Il pane va posto al centro del foro e a 3-4 centimetri al disotto del livello del terreno, quest’ultimo dovrà essere rincalzato per tutta la sua circonferenza fino all’altezza del colletto della piantina micorrizata.
Il tutore di segnalazione e/o sostegno, va posto a circa 15 cm dal fusto, ciò per evitare che questi possa danneggiare od ostacolare l’apparato radicale della piantina, inoltre, se di legno, potrebbe assorbire acqua all’apparato radicale.

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Come prelevare i campioni di suolo da far analizzare per la tartuficoltura
Coltivare tartufi, a chi inviare il campione, tramite corriere, per le analisi del terreno

Prezzi e possibilità di acquisto delle piantine micorrizate anche in esigue quantità, debitamente certificate da strutture pubbliche esterne al produttore, quali le Università di Perugia e dell’Aquila
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Tartuficoltura, protezione delle piantine micorrizate

Sabato, Settembre 15th, 2007

Le piantine micorrizate appena messe a dimora possono essere danneggiate da animali sevatici, in particolare le lepri, oppure dal gelo, per proteggerle esistono delle coperture perimetrali in policarbonato, denomitate shelter.
Per proteggere le piantine da animali selvatici o allo stato brado di cospicue dimensioni bisogna provvedere ad una adeguata recinzione singola o dell’intero impianto tartufigeno.
Le piantine vanno anche protette tenendole pulite da erbe infestanti, effettuando una minima lotta contro eventuali patogeni e parassiti.
Aiutarle con idonee potature, pacciamature e altri interventi agronomici.
Se andranno in produzione dovrete proteggerle anche dai tartufai senza scrupoli che sono le “bestie” più difficili da tenere lontane!! :)
Ricordate che oltre a far gola ai raccoglitori di tartufi abusivi e non, non immettete mai nel mercato locale i tartufi del vostri impianto perchè se le quantità sono rilevanti inevitabilmente abbasserete la domanda e di conseguenza i prezzi di acquisto ai cavatori locali da parte dei commercianti raccoglitori all’ingrosso.
E’ capitato che alcuni tartuficoltori, proprio per i motivi che vi ho indicato, un bel giorno, al risveglio si sono visti le piante simbionti tagliate di netto, con una sega, alla base del tronco, piante di oltre 20 anni di età, in piena produzione!
Ecco uno dei tanti motivi per cui molti tartuficoltori non solo non parlano di produzioni effettive di tartufi e di ricavi, ma anche del possesso di un impianto tartufigeno, per il fatto che se altri gli viene lo schiribizzo di provare a costituirli se questi andranno in produzione, avranno dei concorrenti nel mercato!

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Come prelevare i campioni di suolo da far analizzare per la tartuficoltura
Coltivare tartufi, a chi inviare il campione, tramite corriere, per le analisi del terreno

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Tartuficoltura, soccorso idrico dell’impianto

Sabato, Settembre 15th, 2007

Per favorire l’accrescimento delle piantine, per  mantenere la micorrizazione e favorire lo sviluppo dei tartufi sia come quantità che pezzatura, non di poco conto è l’irrigazione.
Tutti sappiamo che se non vi è pioggia durante il ciclo biologico del tartufo, la raccolta in tartufaie naturali sarà esigua e i prezzi dei tartufi salgono alle stelle! 
Mentre i tartufai sperano che piova facendo la danza della pioggia,  i tartuficoltori fanno festa, infatti sopperendo con il soccorso idrico alle mancate piogge, i loro impianti, al contrario delle tartufaie naturali,  producono tartufi di ottima qualità e pezzatura da immettere sul mercato a prezzi vantaggiosi.

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Idoneità del suolo per i tartufi pregiati

Sabato, Settembre 15th, 2007

LA SCELTA DEL LUOGO GIUSTO PER LA MESSA A DIMORA
Quando avete preso la decisione di impiantare una tartufaia dovrete valutare l’idoneità del luogo scelto, dovrete tenere presente ed analizzare questi fattori: lo stato del suolo, del clima e della vegetazione per poi poter scegliere la combinazione pianta-tartufo più idonea per il vostro terreno, tutto ciò per avere risultati migliori.

Il prelievo del terreno da analizzare verrà preso ad una profondità di circa 15 cm

Se si vuole allestire una tartufaia di Tuber Melanosporum sarà il caso di scegliere un ambiente collinoso, mettere le piante ben distanziate, da 6 a 10 metri, tenendo presente lo sviluppo della pianta che scegliete; deve avere l’aspetto di un bosco rado per far in modo di costituire i cosiddetti pianelli.

Gli elementi ideali per la scelta del terreno sono:

- terreno calcareo e breccioso con sottosuolo compatto per favorire lo sviluppo delle radici in superficie ;

- permeabilità ed abbondanza di calcare;

- sabbia (valore medio 33,5%);

- limo (valore medio 41,8%);

- argilla (valore medio 24,8%);

- pH (valore medio 8,00%)

- carbonati (valore medio 29,6%)

- sostanza organica (4,58%)

- macroelementi : esigui quantitativi di azoto nitrico, fosforo,calcio, valori medio alti di azoto ammoniacale, potassio, magnesio e zolfo;

- conducibilità elettrica e la capacità di scambio cationica (valori normali);

- microelementi: valori normali di molibdeno, rame,boro,ferro, scarsa quantità di zinco;

- buona aerazione;

- altitudine non superiore ai 1200 m.;

- buona penetrazione della luce per il riscaldamento del suolo,

- esposizione a sud-est perché si è notato che le tartufaie sono più produttive;

- lieve pendenza per evitare i ristagni d’acqua;

- possibilità di irrigazione per il periodo estivo.

Se si vuole impiantare una tartufaia di Tuber Magnatum bisognerà scegliere i fondovalle o aree collinari possibilmente riparati dal vento, deve restare sufficientemente umido durante tutto l’anno, il clima della zona scelta deve concedere forti piogge in ottobre necessarie alla maturazione del tubero. Il terreno ideale e quello che si trova ai primissimi stadi di evoluzione.

Gli elementi ideali per scegliere il terreno:

- terreno marnoso - calcareo, lo strato superficiale e più compatto di quello sottostante, non eccessivamente permeabile ma senza ristagni d’acqua;

- altitudine inferiore ai 1000 m.;

- buona aerazione;

- terreno di colore grigio con tessitura moderatamente fina;

- sabbia fine (valore medio 32%);

- limo (valore medio 51%);

- argilla (valore medio 28%);

- carbonati (valore medio 21%);

- pH (valore tra il 7 -8%);

- sostanza organica (valore medio 2,82%);

- macroelementi: l’azoto a un valore medio di 0,131, valori normali di argilla, calcaree, potassio anidride fosforica, valori minimi di fosforo;

- presenza di umidità negli strati superficiali del suolo in tutti i mesi dell’anno;

- regolari piogge primaverili ed estive o altrimenti possibilità di irrigazione;

- vicinanza di un corso d’acqua;

- inclinazione del terreno circa il 15%;

- esposizione possibilmente a nord-ovest, non a sud

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Scelta della specie di tartufo e pianta simbionte

Sabato, Settembre 15th, 2007

Per ogni singola specie di tartufo esistono, come già indicato sul sito, diverse specie simbionti.
La scelta va fatta in funzione delle caratteristiche climatiche ed edafiche del luogo di impianto.
Bisogna ad esempio osservare quali sono, nella zona prescelta, le piante che producono spontaneamente tartufi, e quali tartufi vengono rinvenuti localmente.
Se non ci sono tartufi, saranno le risultanze delle analisi del terreno a darci un indirizzo valido, mentre per la scelta delle piante scegliere quelle che meglio risultano adattate alle locali condizioni pedoclimatiche.
E consigliabile, preferibilmente, utilizzare, per l’impianto della tartufaia coltivata, piantine micorrizate provenienti da semi o talee dello stesso ambiente per non rischiare di mettere a dimora piantine che presentino un temperamento o fasi fenologiche in distonia con il luogo prescelto per l’impianto.

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Come prelevare campioni di terreno per la tartuficoltura

Sabato, Settembre 15th, 2007

Il prelievo di campioni di terreno in tartuficoltura per le succesive analisi va eseguito generalmente con le seguenti modalità:
Togliere la cuticola erbosa se presente e prelevare il terreno da 15 cm sino a 40, per tale operazione se non si possiede una carotatrice manuale si può ovviare con una vanga;
Il terreno estratto in quattro tagli, comprese pietre e quanto è presente nello scavo,  va posto in sacchetti di plastica, i campioni avranno un peso di circa due kg.
I campioni vanno solitamente prelevati in prossimità degli angoli a confine e al centro.
Per terreni di piccola e media estesione i campioni possono essere mischiati tra loro per ottenere un valore medio.
Per terreni ampi, destinati alla tartuficoltura è preferibile non solo tenerli separati ma contrassegnarli in modo da sapere la composizione  ad ogni punto, ciò riuslterà utile per eventuali decisioni di mettere a dimora piantine micorrizate con tartufi idonei o più picini alle risultanze ottenute dalle analisi.

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Chi è interessato alla tartuficoltura?

Sabato, Settembre 15th, 2007

Visti i passi da gigante effettuati in questi ultimi anni grazie agli studi sulla tartuficoltura, nonchè dalle risultanze positive ottenute in campo,  sempre più individui sono interessati alla tartuficoltura.
Tutti coloro che sono nel settore, come tartufai e commercianti di tartufi, aziende conserviere, ben sanno che avere un impianto tartufigeno  in produzione significa aumentare notevolmente il proprio reddito.
C’è chi tra questi ha costituito impianti dedicando parte dei ricavi annuali ottenuti dalle loro attività per l’acquisto di piantine micorrizzate, quindi ogni anno ne continua a mettere a dimora una certa quantità.
Negli anni, molti di questi sono riusciti ad aumentare l’estensione dell’ impianto tartufigeno, che si presenta  a vista a scalare, per la differenza di età e quindi di crescita delle piantine messe a dimora.
Questo sistema è vantaggioso in quanto non si incide fortemente sul proprio bilancio familiare perchè come già detto, vengono spesi solo parte dei ricavi ottenuti con la raccolta dei tartufi e la loro commercializzazione.
Anche agricoltori hanno fatto investimenti di tutto rispetto, alcuni sono riusciti anche ad ottenere dei contributi   per impianti tartufigeni su  parte dei loro territori, spesso non idonei alla coltivazione di prodotti agricoli  perchè rocciosi o con pendenze rilevanti, spesso produttivi e quindi remunerativi.
Negli ultimi anni anche alcune Associazioni ed  Enti locali, come le Comunità Montane, Province e Regioni, hanno dedicato risorse economiche e fisiche per salvaguardare e incrementare il patrimonio tartuficolo perchè  sanno che questo rischia di impoverirsi rapidamente.
La salvaguardia avviene mediante il rispetto delle normative a tutela emanate sia dalla legge quadro sui tartufi che da quelle regionali o di altri Enti locali, ma tutti sappiamo che spesso, per leggi inefficaci o troppo garantiste, per  la mancanza di controlli dovuti alla scarsità di uomini e mezzi di chi è preposto a tale scopo, per il numero di tartufai sempre in crescita, alcuni di questi spesso non rispettosi dell’ambiente tartufigeno, si avrà un impoverimento drastico delle tartufaie esistenti in natura.
Tutti queste figure fortunatamente sono anche consapevoli e sensibili ad incrementare la produzione di tartufi, sia per avere un proprio reddito, sia per creare un indotto lavorativo e di miglioramento dell’ambiente, intervenendo con la tartuficoltura e cioè con la messa a dimora di piantine micorrizate al tartufo debitamente certificate.

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Come si producono piante micorrizate

Sabato, Settembre 15th, 2007


I modi per ottenere piantine micorrizate col tartufo sono numerosi.Il più semplice consiste nel mescolare una poltiglia di tartufi (ottenuta per spappolamento dei corpi fruttuferi in acqua) al terreno in cui vengono fate sviluppare delle giovani piantine ottenute da seme o da talea.
In questo modo le spore (semi) del tartufo vengono messe a contatto con le radichette delle piantine e si può instaurare così il rapporto di simbosi micorrizica, appena il seme germina.
Le modalità di micorrizazione di piantine con tartufo sono semplici; tuttavia è necessario prendere numerose misure precauzionali per evitare l’inquinamento con funghi micorrizici indesiderati.
Infatti se non si sterilizza il terreno (ed anche tutto il materiale di serra impiegato) le piantine si micorrizano con funghi diversi dal tartufo.
Nel terreno sono sempre frequenti le spore ed il micelio di moltissime altre specie di funghi micorrizici ( quali Russole, Lattari, Boleti) che possono allo stesso modo dle tartufo, legarsi in simbiosi con querce, noccioli o pioppi.
Se le nostre piantine , invece di legarsi con il tartufo si micorrizano in simbiosi con altri funghi, naturalmente, non sono più in grado di produrre tartufi.
Oggi sul mercato sono reperibili un po’ ovunque piantine micorrizate con tartufo, tuttavia è necessario affidarsi solo alle ditte specializzate in grado di garantire l’avvenuta micorrizazione delle piante, ciò avviene tramite una certificazione, solitamente emessa da autorevoli Enti esterni al vivaio che le produce, come strutture pubbliche prevalentemente universitarie.
Logicamente per la produzione di piantine tartufigene in larga scala sono stati sviluppate metodologie sicure e con bassi costi, aggiornando man mano la produzione in relazione ai progressi effettuati nel campo della biologia dei tartufi, in particolare modo per la germinabilità delle spore e tutti gli aspetti della simbiosi micorrizica, ecc.), della biologia vegetale e della tecnologia (serre polifunzionali, contenitori particolari, sterilizzatori ecc.).
La scelta del semenzale o della talea della pianta simbionte da micorrizare deve essere fatta fra le diverse piante forestali che producono in natura e in modo spontaneo tartufi.
Per ogni tipo di tartufo vi sono diverse specie di piante forestali per poter effettuare la scelta in considerazione delle caratteristiche geopedologiche della futura zona di impianto e a quelle climatiche di adattabilità della pianta.
I semi della pianta simbionte scelta devono essere selezionati e disinfettati.
In genere le ghiande e le nocciole vengono disinfettate con ipoclorito di calcio al 6% prima di seminarle in sabbia asciutta e sterilizzata, o in vermiculite, per essere conservate fino a gennaio, dopo di chè i vani contenenti i semi vengono inumiditi e posti in serre riscaldate (20-25°) per la germinazione.
Dopo svariati giorni, le plantule hanno un sistema radicale abbastanza sviluppato per essere inoculate.
Per quelle specie vegetali i cui semi sono piccoli e di difficili da gestire e manipolare nelle varie fasi (salici, pioppi, carpini ecc.) o quelli che germinano in tempi molto lunghi (tigli), si ricorre alle talee autoradicate.

Le talee devono essere prelevate in determinati periodi e trattate con soluzioni di ormoni in appropriate concentrazioni
Da studi e prove effettuate risulta più conveniente inoculare i semenzali che le talee, di fatto i primi sono risultati con percentuali di micorrizzazione più elevata, sicuramente perchè l’apparato radicale è più folto, con essudati radicali secondari e terzari, mentre le tale formano una radice più fittonante e quindi con essudati meno presenti.
Il fittone nelle talee viene spesso reciso per favorire lo sviluppo delle radici secondarie e terziarie per favorire una migliore micorrizzazione.
Anche se non si hanno avute conferme dai studiosi, relativamente ad una maggione predisposizione alla micorrizazione, è d’uso provvedere all’inoculo di semenzali o talee di piante simbionti che già producono tartufi, logicamente se ciò è possibile e a parità di costo.

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Micorrizzazione per approssimazione radicale:
Per l’applicazione di questo metodo si utilizza una pianta madre micorrizata con tartufo con la metodologia precedentemente descritta.
La pianta madre può essere utilizzata direttamente per inoculare giovani semenzali o piantine ottenute in vitro con le tecniche di micropropagazione, ponendola al centro di una vasca, riempita con terreno sterile o con substrato inerte, a stretto contatto con le radichette delle piantine da inoculare.
Oppure si possono prelevare alcune radici micorrizate della painta madre e avvolgerle, in condizioni di sterilità, attorno a quelle della piantina da da inoculare.
In entrambi i casi il tartufo si propaga dalle radici della pianta madre infettando quelle delle piantine poste a contatto.
Rispetto al metodo di inoculazione sporale quello per approssimazione radicale consente di risparmiare il costo di acquisto dei carpofori e permette di ottenere piantine costantemente e omogeneamente micorrizate.
Per contro l’applicazione di questo metodo è molto laboriosa, necessita di tecnici specializzati in grado di riconoscere le micorrize di tartufo per controllare l’effettiva micorrizazione della pianta madre e l’assenza di funghi ectomicorrizici estranei.
L’inoculazione per approssimazione radicale, nel corso dell’ultimo decennio, è stata estesamente impiegata per produrre piantine micorrizate con Tuber magnatum, in quanto sembrava fornisse risultati migliori dell’inoculazione sporale.
Inoculazione miceliare:
In allestimento

 

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Come prelevare i campioni di suolo da far analizzare per la tartuficoltura
Coltivare tartufi, a chi inviare il campione, tramite corriere, per le analisi del terreno

 

Per quesiti, informazioni sulla tartuficoltura per i tartuficoltori di ieri, i tartuficoltori di oggi, e i tartuficoltori di domani, scrivere a tartuficoltura@gmail.com

 


Perché provare a fare un impianto di tartuficoltura

Sabato, Settembre 15th, 2007

Coltivare tartufi è stata empre l’ispirazione di tartufai e stusiosi ricercatori, a causa dell’ elevato valore gastronomico e commerciale che hanno i tartufi.
Attraverso i tempi sono state sperimentate e perfezionate le tecniche di coltivazione del tartufo, continui approfondimenti sulla biologia hanno portato ad aumentare percentualmente le possibilità di riuscita e quindi di produzione.
Ciò è avvenuto anche per per quegli impianti datati che con opportuni interventi hanno migliorato o dato vita alla produzione.
In considerazione del fatto che la domanda dei tartufi supera nettamente l’offerta, investire in un impianto tartufigeno oggi giorno potrà giovare alle proprie tasche e all’ambiente che ci circonda.
Al riguardo bisogna ribadire che le probalità di successo saranno più elevate se vi sono le condizioni ottimali per la piantina messa a dimora e la speci di tartufo con cui è in simbiosi mutualistica.
Il sito da un buon indirizzo, i tecnici tartuficoltori e i vivai che collaborano con l’ Associaizone Telematica Tartufai Italiani vi daranno gratis, per specifica competenza, ulteriori consigli in merito.
Sappiamo che per i tartufi meno pregiati, essendo meno esigenti, nonostante il loro costo è sempre elevato, hanno più possibilità di essere coltivati mediante la tartuficoltura rispetto al tartufo bianco pregiato e al nero pregiato, quest’ultimi più esigenti sia come caratteristiche pedologiche, climatiche etc etc.
A voi la scelta!

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Cosa è la tartuficoltura

Sabato, Settembre 15th, 2007


Il tartufo è un fungo ipogeo (sotterraneo) micorrizico, ciò significa che necessita per sopravvivere di legarsi alle radici vive di una pianta superiore (albero), con la quale stabilisce un rapporto di simbiosi mutualistica, ricevendo la sostanza organica necessaria per il suo sviluppo e cedendo alla radice acqua e sali minerali.
La coltivazione del tartufo, quindi, non può prescindere dalla presenza di una pianta sulle cui radici si stabilisce la formazione del rapporto di simbiosi micorrizica.
In pratica la coltivazione del tartufo, o per meglio dire la tartuficoltura, consta di due fasi principali, una in vivaio, in cui si producono le piantine micorrizate ed una di campo collocando le piantine a dimora in un terreno adatto, seguite da cure colturali fino alla produzione del tartufo.

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Costi delle analisi del terreno per coltivare tartufi

Venerdì, Settembre 14th, 2007


I costi delle analisi del terreno per la tartuficoltura, solitamente hanno un costo che si aggira dalle 60 ai 150 euro..
Il costo dipende dal tipo di analisi che richiediamo, dal numero dei campioni e dal loro peso.
Un qualsiasi laboratorio specializzato presente nella vostra zona può soddisfare la richiesta.

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Per sapere come prelevare un campione di suolo cliccare qui

Per sapere a chi inviare tramite corriere il vostro/i campioni di suolo e le relative modalità cliccare qui

Per ingenti quantità di piantine richiedere un preventivo gratuito cliccando qui

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com

La certificazione delle piantine micorrizate

Venerdì, Settembre 14th, 2007


La certificazione delle piantine micorrizate con tartufo avviene seguendo il seguente criterio:
Il metodo di valutazione interessa un lotto omogeneo di piantine, solitamente per quelli costituiti da oltre 1000 piante, si effettua un campionamento, prelevando almeno l’uno per cento delle piantine.
Se è stato prodotto dal vivaio un lotto minore la campionatura da sottoporre a controllo non è inferiore a dieci unità di piantine micorrizate.

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Se almeno 80 % delle piantine campione sono idonee il lotto viene definito valido ai fini della tartuficoltura, salvo se risulta che anche una sola piantina campione è priva di micorrize del tartufo dichiarato.

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Come prelevare i campioni di suolo da far analizzare per la tartuficoltura
Coltivare tartufi, a chi inviare il campione, tramite corriere, per le analisi del terreno

Prezzi e possibilità di acquisto delle piantine micorrizate anche in esigue quantità, debitamente certificate da strutture pubbliche esterne al produttore, quali le Università di Perugia e dell’Aquila

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com




Prezzi tartufi domanda e offerta

Venerdì, Settembre 14th, 2007


Il prezzo dei tartufi, come di altri prodotti, dipende essenzialmente dalle legge di mercato “domanda - offerta”.

Di fatto la domanda di tartufi supera sempre e nettamente l’offerta, questo comporta prezzi di acquisto elevati per il consumatore.
I prezzi sono fluttuanti, salgono e scendono, spesso di settimana in settimana o anche di giorno in giorno per le specie di tartufi più pregiate,.
Di solito la domanda è sempre alta e le variazioni di questa sono solitamente graduali e spesso prevedibili, al contrario invece è l’offerta!
Il tartufo oggi c’è e il prezzo è stabile, domani non si trova più e il prezzo va alle stelle, poi… rinvenimenti copiosi e improvvisi lo fanno cadere, pur mantenedosi sempre alto rispetto ad altri prodotti.
Sarà la pioggia, la luna, il clima, le temperature, ognuno si professa indovino e spera di averci capito qualcosa, pur di non tornare a casa con le tasche vuote, ma di fatto, i tartufi rimangono sempre misteriosi e per questo spesso imprevedibili e quindi affascinanti!
Logicamente la produzione qualitativa e quantitativa di tartufi in natura è dovuta anche alle piovosità e alle altre condizioni che nessuno può controllare.
Per contro negli impianti tartufigeni vi è la possibilità del soccorso idrico, della potatura, pacciamatura, sarchiatura, di combattere i parassiti delle piante, controllare e integrare interventi agronomici, insomma di avere più certezze nella produzione e raccolta di carpofori qualitativamente e quantitativamente migliori rispetto a quelli rinvenuti nelle tartufaie naturali, specialmente in stagioni di raccolta siccitose.
In queste situazioni il mercato del tartufo è in mano a quei tartuficoltori che hanno gli impianti in produzione, se c’è domanda sono loro che fanno il prezzo, visto che sono gli unici a soddisfarla!
D’altronde hanno fatto un investimento a lungo termine, ed è giusto che vengano ripagati del coraggio di aver istituito impianti tartufigeni anni or sono, quando di certezze vi erano molto meno di ora e i costi delle piantine erano esorbitanti!
Il proverbio “chi non risica non rosica” era proprio di quei tempi ma in questo settore è ancora attuale!
Ora le piantine hanno un costo che varia dalle 8 alle 14 euro cadauna, contro le 250 mila lire di anni addietro, quindi hanno un costo molto accesibile anche per fare delle prove con spese irrisorie, poi magari…..costatata la produzione di tartufi, avendo certezza quasi assoluta, di piantine micorrizate e debitamente certificate se ne metteranno a dimora anche a migliaia!!!

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Vi sono contributi per la tartuficoltura?

Giovedì, Settembre 13th, 2007

E’ possibile ottenere dei contributi per la costitituzione di impianti tartufigeni, ognuno dovrà verificare la possibilità di ottenerli, se previsti, dal PSR regionale di propria competenza.

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Una pianta micorrizata produrrà tartufi?

Giovedì, Settembre 13th, 2007


Uno dei punti di partenza è quello di mettere a dimora piantine ben micorrizate ma ciò non è sufficiente, in quanto se il terreno non è idoneo alla specie di tartufo e alla pianta forestale simbionte messa a dimora, questa difficilmente produrrà corpi fruttiferi.
Effettuare un attenta indagine geopedologica aumenterà le probalità di successo, nei terreni idonei le piantine, per dare produzioni soddisfacenti, devono essere di ecotipo locale anche per il clima e sottoposte alle giuste cure colturali pre e post impianto.

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Come prelevare i campioni di suolo da far analizzare per la tartuficoltura

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Prezzi e possibilità di acquisto delle piantine micorrizate anche in esigue quantità, debitamente certificate da strutture pubbliche esterne al produttore, quali le Università di Perugia e dell’Aquila

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Reddito di un impianto di tartuficoltura

Giovedì, Settembre 13th, 2007


Premesso che difficilmente un tartuficoltore, specialmente se ha un impianto in piena produzione, svela l’esatta quantità dei tartufi raccolti e dei ricavi ottenuti, sia per paura della concorrenza, dei tartufai del mercato ove lui vende i tartufi raccolti che inevitabilmente abbassano il prezzo locale di acquisto a monte, e del fisco.
Per esperienza, essendo in prima linea, sappiamo che un impianto di tartuficoltura può rendere da 0 euro (zero/00) se non producem, a oltre 20.000 euro ( ventimila/00) ogni mille metri quadri di impianto a tartufo nero pregiato (tuber melanosporum Vittadini), quindi oltre 200,000 euro ( duecentomila/00) ettaro.
Logicamente si è indicato il minimo e il massimo di cui si è a conoscenza, impianti in produzione con il tartufo bianco pregiato sono esistenti, ma le quantità prodotte e il reddito sono un segreto anche per i familiari stretti dei proprietari dei fondi.
Tra 0 e oltre 200.000 euro ettaro intercorrono tutte le fasce che riguardano le altre specie di tartufo, salvo il bianco pregiato che, come già detto, non si hanno statistiche o notizie certe in merito, nemmeno con la tortura! :)
Logicamente la produzione di tartufi dipende dall’età dell’impianto, dalla sua cura e da altri molteplici fattori, alcuni ancora sconosciuti sia dai proprietari che dai studiosi ricercatori.
Ogni stagione di raccolta singole piante possono arrivare a produrre anche oltre 6 kg di tartufo, ma non tutte danno questa resa, alcune non producono affatto, altre danno pochi corpi fruttuferi e ad ogni stagione la cosa varia,…. per alcune piante in eccesso, per altre in difetto, la produzione di tartufi può diminuire improvvisamente, anche per effetto di situazioni climatiche particolari, quindi una previsione di produzione potenziale, anche per un singolo impianto di cui si conoscono le produzioni annuali, è difficile da farsi.
Di fatto ho visitato personalmente impianti di soli tremila metri quadri che hanno fruttato oltre 100 kg di tartufo nero pregiato ad ogni stagione di raccolta, salvo nell’ultima, in cui la produzione è scesa nettamente per un errore di lavorazione del terreno, effettuato oltre il periodo consentito, ciò ha danneggiato i filamenti miceliari sui pianelli dell’intero impianto tartufigeno e i corpi fruttiferi che già si erano formati.
Errore pagato caro dal conduttore dell’impianto tartufigeno, sia per soldi non introitati che per il danno creato alle tartufaie :(
La natura farà il suo corso e l’impianto tornerà sicuramente a produrre.

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Le piante da tartufo simbionti più usate in tartuficoltura

Giovedì, Settembre 13th, 2007


Le piante simbionti più usate per la tartuficoltura sono quelle che in natura producono tartufi.
In commercio possiamo trovare varie produzioni di piantine micorrizate tra cui:

Per il tartufo bianco pregiato ( Tuber Magnatum Pico) ROVERELLA, FARNIA, CERRO, NOCCIOLO, TIGLIO MONTANO;

Per il tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum Vittadini) ROVERELLA, FARNIA, CERRO, LECCIO, NOCCIOLO, CARPINO NERO;

Per il tartufo estivo o scorzone (Tuber aestivum Vittadini) ROVERELLA, FARNIA, CERRO, LECCIO, NOCCIOLO, CARPINO NERO, TIGLIO MONTANO;

Per il tartufo bianchetto o marzuolo (Tuber borchii Vittadini) ROVERELLA, FARNIA, CERRO, NOCCIOLO, PINO DOMESTICO;

Per il tartufo uncinato (Tuber uncinatum Chatin) ROVERELLA, FARNIA, CERRO, LECCIO, NOCCIOLO, CARPINO NERO, TIGLIO MONTANO;

Per il tartufo nero invernale ( Tuber brumale Vittadini) ROVERELLA, CARPINO NERO.

Vivai Leader producono su richiesta e previo contratto anche lotti di piante micorrizate con semenzali di piante simbionti e tartufi autoctoni forniti dal cliente, ciò offre qualità, sicurezza del prodotto e salvaguardia degli ecotipi locali per il tuber e per la forestazione.

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Come prelevare i campioni di suolo da far analizzare per la tartuficoltura

Coltivare tartufi, a chi inviare il campione, tramite corriere, per le analisi del terreno

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Preventivo gratis per acquisto piantine micorrizate

Lunedì, Settembre 10th, 2007


Volete costruire da soli il vostro impianto tartufigeno o incrementare quello già esitente con la messa a dimora di piantine micorrizate?
La richiesta verrà girata alle ditte Leader del settore tartuficoltura che collaborano fattivamente e gratuitamente con l’Associazione Telematica Tarufai Italiani.
Queste vi contatteranno direttamente per le informazioni richieste.
Sappiate che in base al numero di piantine di cui volete sapere il prezzo le spese di spedizione saranno o a carico vostro o a carico della ditta venditrice e varierà in base al peso totale delle piantine, in pratica saranno a vostro carico per ordini conclusivi di minime quantità e a carico della ditta venditrice se le quantità ordinate superano un determinata soglia.

Logicamente la richiesta di preventivo è del tutto gratuita e senza impegno, visionerete il preventivo di spesa e se poi volete procedere all’acquisto, con consegna direttamente al vostro indirizzo tramite corriere, riceverete debite istruzioni dalla ditta stessa, per definire l’ordine e ricevere la merce.
Per sapere come prelevare un campione di suolo cliccare qui

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Per i prezzi e possibilità di acquisto delle piantine micorrizate  debitamente certificate da strutture pubbliche esterne al produttore, quali le Università di Perugia e dell’Aquila, potete richiedere un preventivo gratuito cliccando qui ciò richiederà una veloce e gratuita registrazione , riceverete una password al vostro indirizzo e-mail, utile sia per la richiesta di preventivo che per l’accesso a molti altri servizi sul mondo del tartufo di www.trovatartufi.com

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti la tartuficoltura, i tartuficoltori di ieri, i tartuficoltori di oggi e i tartuficoltori di domani possono scrivere a tartuficoltura@gmail.com

 

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Preventivo gratis per consulenza pre e post impianto

Lunedì, Settembre 10th, 2007

Se vuoi costituire un impianto tartufigeno ex novo o vuoi fare controllare uno esistente, puoi chiedere un preventivo gratuito per un sopralluogo di un esperto tartuficoltore.
Indica,  nel modulo che raggiungerai con il link in fondo alla pagina,  quanto segue:
Se il sopralluogo  è per un impianto di tartuficoltura già esistente o per uno da impiantare  ex novo;
l’estensione dello stesso;
l’ubicazione del terreno ( Regione ,  Provincia e Comune);

Logicamente il prezzo varierà in relazione al viaggio da affrontare e al tempo che necessita per il sopralluogo in relazione all’estensione del terreno da visionare 

 Richiesta preventivo gratuito 
ciò richiederà una veloce e gratuita registrazione , riceverete una password al vostro indirizzo e-mail, utile sia per la richiesta di preventivo che per l’accesso a molti altri servizi sul mondo del tartufo di www.trovatartufi.com

Oppure:
Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti la tartuficoltura, i tartuficoltori di ieri, i tartuficoltori di oggi e i tartuficoltori di domani possono  scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Valutazione preliminare gratuita on line per la fattibilità di una tartufaia

Lunedì, Settembre 10th, 2007


Per avere un’idea se il terreno è idoneo o meno alla tartuficoltura rispondete con attenzione alle domande che seguono, otterrete una risposta gratuita e, se le condizioni totali risulteranno idonee, anche un preventivo gratuito da parte di una ditta leader del settore tartuficoltura e di un esperto tartuficoltore:

1)Specificare l’estensione del terreno ove si intende mettere le piantine micorrizate in mq
2)specificare se le analisi del terreno sono già state fatte ( Si-No)
3)Se le analisi sono già state effettuate trascrivere i risultati nel campo note o nella e-mail;
4) Specificare se si trovano tartufi naturali nel terreno ove si intende fare l’impianto o in quelli limitrofi? ( Si- No)
5)Se si, indicare se nel terreno interessato all’impianto o in quelli limitrofi e quale specie di tartufi vengono rinvenuti ;
6)Indicare l’altitudine, l’esposizione del terreno e la sua pendenza anche se in modo approssimativo;
7)Indicare quale piante simbionti o superiori ( alberi) nonchè quelle arbustive che sono presenti nella zona ove si intende effettuare l’impianto tartufigeno..ad esempio Carpino nero, Cerro, Farnia Leccio, Nocciolo, Pioppo bianco, Rovere, Roverella, Pino ecc ecc arbustivi come ginestra, rovi, biancospino ecc ecc
8)Indicare se si ha possibilità di un soccorso idrico per le piantine micorrizzate al tartufo(Si-No)
9)Se si indicare quale, ad esempio pozzo, acqua sorgiva ecc ecc
10)Specificare se vi sono animali selvatici in zona? ad esempio lepri, ecc ecc
11)Indicare, anche se empiricamente, in gradi le temperature più basse invernali ;
12)Indicare se si Vuole ottenere un sopralluogo di un esperto tartuficoltore per avere un contatto diretto e quindi più consigli e certezze? (Si-No)
13) Se si, indicare la regione e la provincia ove è ubicato il terreno per il sopralluogo;

Appena perverrano le risposte ai quesiti posti, queste verranno elaborate da uno staff preposto, al più presto riceverete via e-mail indicazioni sul da farsi, se le notizie sono suff. si avrà modo si sapere se il terreno è idoneo o meno per provare a costitutire un impianto tartufigeno.
Se questo risulterà idoneo, si avrà anche modo di leggere un preventivo diviso per ogni singola voce, così si potrà decidere, logicamente senza impegno, se costituire da soli l’ impianto acquistando solo le piantine micorrizzate al tartufo, oppure avvalersi anche di uno o più servizi della ditta Leader sul settore tartuficoltura.

Logicamente il preventivo che vi perverrà non contemplerà sconti perchè questi saranno tangibili solo in caso di accettazione di un futuro accordo, questi saranno variabili in relazione al quantitativo delle piantine che si intende acquistare e dalla totalità dei servizi che si intende usufruire nel preventivo di spesa della ditta Leader interessata a fornirli.

Potete scrivere una richiesta di preventivo gratutito nel campo note cliccando sul seguente link:

Richiesta preventivo gratuito
ciò richiederà una veloce e gratuita registrazione che vi darà anche l’accesso a molti altri servizi sul mondo del tartufo

Oppure:
Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti la tartuficoltura, i tartuficoltori di ieri, i tartuficoltori di oggi e i tartuficoltori di domani possono scrivere a tartuficoltura@gmail.com

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Tartuficoltura tartuficoltori Enna, prov. di Enna

Lunedì, Settembre 10th, 2007

Chiediamo un sopralluogo per un impinato in essere per la verifica del prodotto in Enna

Un socio dell’Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com contatterà il richiedente per gli accordi per un sopralluogo con il proprio cane da tartufo


Tartuficoltura e tartuficoltori Lazio, prov. di Viterbo

Lunedì, Settembre 10th, 2007

Chiedo cortesemente Vs. valutazione circa il valore di mercato per Ha. di una tartufaia sita nel Comune di Nepi (VT) di circa 30 ha impiantata da circa 10 anni su piantine micorizzate su quercia e nocciolo con tartufo nero ( scorsone ) , piante certificate dall’universita’ agraria di Perugia , terreno pianeggiate con sesto d’impianto 5 x 5 .
Ringraziando anticipatamente porgo distinti saluti
Dott. Agr. Edoardo “Omissis” Viterbo

Il dott. Edoardo verrà contattato dal tecnico tartuficoltore e da una ditta Leader di tartuficoltura che collaborano con l’Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com per le opportune valutazioni.


Tartuficoltura tartuficoltori Veneto, prov. di Treviso

Lunedì, Settembre 10th, 2007

Sono Alberto, scrivo dalla provincia di Treviso e sono a chiedervi circa la possibilità di essere contattato da qualcuno della vostra simpatica associazione al fine di verificare l’esito di semine svolte in un terreno di proprietà. Ringrazio sin d’ora per la gradita risposta.
Alberto “omissis”

Alberto verrà contattato da qualche socio dell’Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com ,per accordarsi su per un sopralluogo con cane da tartufo


Tartuficoltura tartuficoltori Calabria, prov. di Cosenza

Lunedì, Settembre 10th, 2007

Ho un terreno a “omissis”(CS) a 600 metri sul livello del mare.

Nel 1998, dopo aver risposto ad un annuncio pubblicitario mi sono deciso di acquistare n. 60 piante micorrizzate TUBER MELANOSPORUM (50 càrpino e 10 quercia). dalla ditta “Omissis”

Prima ho misurato il PH del terreno ed era 5,70/6,05, i tecnici che hanno misurato il terreno però mi hanno riferito che con alcuni accorgimenti il PH si può modificare, cospargendo il terreno periodicamente di CARBONATO DI CALCIO nella misura di 1 Kg. per pianta ogni 6 mesi.

Il giorno 01/03/1998, prima ho cosparso i 1.100 mq. circa di terreno con 2,33 quintali di Carbonato di Calcio, dopo un trattore ha effettuato un’aratura profonda circa 60-70 cm. lo stesso giorno ho posto in dimora le 60 piante ed ho cosparso vicino le stesse altri 66 kg. di Carbonato di Calcio.

Il 29/3/98 ho cosparso di nuovo 2 q. di Carbonato di Calcio (circa 3 kg attorno ad ogni pianta, e così ancora per due anni circa.

Sono passati nove anni, le piantine sono tutte cresciute e non riesco più a mettermi in contatto con la ditta che mi ha venduto le piantine, ne ci sono nella mia Zona altre ditte similari
Cosa mi consigliate per verificare se ci sono o no tartufi?
A chi mi posso rivolgere per avere un sopraluogo?
Qualcuno mi aiuti!!!!
Ciao e grazie.
PINO “omissis”
P.S. anche se negativa gradirei lo stesso una risposta.

Pino verrà contattato dal tecnico tartuficoltore che collabora con L’ Associazione Telematica Tartufai Italiani www.trovatartufi.com


Tartuficoltura, il cisto (Cistus incanus con fiore rosa)

Domenica, Settembre 9th, 2007


I tartuficoltori anni addietro hanno utilizzato per la coltivazione del tartufo il cisto, o per meglio dire il cistus incanus dal fiore rosa.

Questa pianta arbustiva entra in simbiosi micorrizica con le varie specie di tartufi ma visto che vive in un habitat particolare avente particolari terreni, predilige la simbiosi con i tartufi che creescono e vivono in tali in loco e precisamente il tartufo nero pregiato ( Tuber melanosporum Vittadini) e il tuber aestivum o scorsone.

Il suo andamento è cespuglioso, i rami sono fragili, la foglia somiglia a quella della salvia, quello con i fiori rosa sembra che entri meglio in simbiosi con il tartufo.

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Il cisto non viene più impiegato in tartuficoltura in quanto, sebbene precoce nella prima produzione di tartufi, questa non dura nel tempo, è una pianta fragile strutturalmente e sensibile ai cambiamenti climatici.

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Come prelevare i campioni di suolo da far analizzare per la tartuficoltura

Coltivare tartufi, a chi inviare il campione, tramite corriere, per le analisi del terreno

Per quesiti, informazioni o per inviare le tue esperienze sulla coltivazione dei tartufi scrivi a tartuficoltura@gmail.com