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Archive for the ‘9C)FAQ tartuficoltori’ Category

Impianto irrigazione per la tartuficoltura

Martedì, Agosto 10th, 2010

Buongiorno,  come  deve  essere fatto  un  impianto  di  irrigazione?  é
possibile  un  sopralluogo?

Il richiedente verrà contattato gratuitamente e direttamente dall’esperto tartuficoltore che collabora con l’Associazione. Per quesiti o informazioni gratuite sulle piante da tartufo, sulla coltivazione, produzione e commercializzazione di tartufi, per sapere come coltivare tartufi, i costi iniziali e di manutenzione degli impianti nonchè per le altre informazioni o per l’ invio di esperienze riguardanti la tartuficoltura, i tartuficoltori di ieri, i tartuficoltori di oggi e i tartuficoltori di domani possono scrivere a tartuficoltura@gmail.com

Come istituire un impianto di tartuficoltura?

Martedì, Luglio 20th, 2010

Vi scrivo da “omissis” (AQ), desidero ricevere tutte le informazioni necessarie su come istituire un impianto di tartuficoltura.Ho un terreno e vorrei sapere se è adatto e a chi mi devo rivolgere per l’acquisto delle piantine.

Inoltre mi interessa sapere se ci sono fondi per questo tipo di attività.

vi ringrazio anticipatamente “omissis”

Dimenticavo, quali sono i costi per avviare un impianto di tartuficoltura?Grazie

Il richiedente verrà contattato gratuitamente e direttamente dall’esperto tartuficoltore che collabora con l’Associazione. Per quesiti o informazioni gratuite sulle piante da tartufo, sulla coltivazione, produzione e commercializzazione di tartufi, per sapere come coltivare tartufi, i costi iniziali e di manutenzione degli impianti nonchè per le altre informazioni o per l’ invio di esperienze riguardanti la tartuficoltura, i tartuficoltori di ieri, i tartuficoltori di oggi e i tartuficoltori di domani possono scrivere a tartuficoltura@gmail.com

Tartuficoltura, qual’è il ciclo annuale del tartufo’

Martedì, Settembre 25th, 2007

Qual’è il ciclo annuale del tartufo?

Non si conosce chiaramente. Ogni specie ha la sua storia, il suo ciclo. Per quanto riguarda il tartufo nero pregiato, che è quello un pò più studiato, si è osservato che la formazione dei corpi fruttiferi avviene fin dalla primavera. In Francia, verso la metà o fine maggio, hanno fatto una prova del genere: hanno prelevato il terreno su una tartufaia e vagliato per verificare la presenza degli abbozzi dei corpi fruttiferi. Si è trovata una densità di 300-400 corpi fruttiferi a metro quadrato, quindi un numero enorme. Questi abbozzi, sono tre o quattro coppette attaccate l’una all’altra, di colore rosso. Se ne trovano anche dentro i vasetti delle piante tartufigene. Questi piccoli corpuscoli, sono prodotti dal micelio della micorrizza, poi, non si sa bene quando, ma sembra abbastanza presto, si staccano dalla pianta madre per condurre vita autonoma, come fossero funghi saprofiti. Questo fa si che, quando il terreno si asciuga, gli abbozzi muoiono, mentre se fossero attaccati alla pianta madre non morirebbero.

La maggior parte di questi abbozzi primaverili muore durante l’estate; probabilmente, se il terreno rimanesse fresco, potrebbero arrivare a maturazione.

Da una ricerca dell’Autore di Perugia, confermata anche da altri, sì è accertato che le annate migliori per i tartufi sono quelle caratterizzate dal fenomeno di calda-fredda estiva. Sembra che la calda-fredda spinga la formazione dei corpi fruttiferi, per cui questi sicuramente si formano anche in agosto.

Dopo la formazione, gli abbozzi rimangono molto piccoli per un periodo abbastanza lungo, poi nel giro di pochi giorni crescono tanto rapidamente da screpolare il terreno. L’occhio esperto nota questi segnali sul terreno della tartufaia: se gli abbozzi di tartufi crescessero lentamente gli agenti atmosferici pareggerebbero la superficie del terreno e nulla potrebbe essere notato. Il tartufo, una volta cresciuto, per arrivare a maturazione può impiegare anche due o tre mesi. Un tartufo gia grande può essere notato in ottobre-novembre sotto il terreno sollevato però la maturazione può richiedere ancora parecchie settimane; quindi, tempi molto lunghi dal momento dell’ingrossamento alla piena maturazione. Di conseguenza, zappare la tartufaia a novembre significa portare via i tartufi che maturerebbero a febbraio.

Il ciclo del tartufo bianco è abbastanza sconosciuto, anche se la maggior parte dei ricercatori è convinta che la crescita del bianco avvenga rapidamente come quella del nero, ma che la maturazione sia abbastanza precoce. Insomma, dal momento della formazione al momento della maturazione, probabilmente passa un mese. Molti ricercatori asseriscono di aver trovato tartufi bianchi maturi 20-30 giorni dopo la raccolta di altro tartufo sullo stesso identico foro, nella terra con cui si è ricoperta la buchetta. Tuttavia non si hanno molte certezze sul ciclo del tartufo bianco; purtroppo si deve constatare che le ricerche sull’argomento non ottengono facilmente i necessari finanziamenti.

Per quesiti o informazioni scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, quando irrigare gli impianti?

Martedì, Settembre 25th, 2007

Quando irrigare le tartufaie artificiali?

Per l’irrigazione bisogna considerare due periodi diversi.

Il periodo primo, coincide con la messa a dimora delle piante, per fa si che la pianta attecchisca bene.

Il trapianto non deve essere fatti profondo perché bisogna evitare che si formino radici superficiali.

Quando si mette a dimora una piantina tartufigena il pane di terra deve essere posto solo un paio di centimetri sotto il livello del terreno per evitare che la pianta emette radici al colletto non micorrizzate.

Tuttavia, con la messa a dimora superficiale, il secco la può raggiungere abbastanza facilmente, per cui i primi 2-3 anni vanno irrigate 3-4 volte l’anno.

Quando cominciano a prodursi i tartufi, l’irrigazione è essenziale per garantire la produzione dei tartufi stessi.

In Francia, prima installano un impianto di irrigazione e poi impiantano la tartufaia.

Gli impianti di irrigazione migliori sono fissi, a bassa pressione con ugelli che formano una pioggerellina che investe un paio di metri quadrati da una parte e dall’altra della pianta, praticamente quasi tutti il pianello.

L’acqua va data fino a che il fronte umido non scende tutto sul terreno almeno una ventina di centimetri.

Come si fa a saperlo?

Ogni tipo di terreno si assorbe l’acqua in maniera diversa, per cui non possiamo dire a priori ”servono dieci litri d’acqua a metro quadrato, o cinque litri”.

Quando irrigare? Come gia detto la terra si deve asciugare e deve riscaldarsi in primavera per cui fino a luglio la terra si deve scaldare e allora non si innaffia; da luglio in poi si comincia a irrigare.

Per prassi comune si fa una prima irrigazione abbondante, le successive saranno leggere per mantenere sempre un certo grado di umidità del terreno.

Per le tartufaie il temporale è estivo è più efficace dell’irrigazione perché arriva acqua più fresca, però le irrigazioni sono utili quando il tempo è secco.

Per quesiti o informazioni scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, zappare è dannoso?

Martedì, Settembre 25th, 2007

Zappare le tartufaie è veramente dannoso?

In allestimento

Per quesiti o informazioni scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, perchè a volte la produzione cessa?

Martedì, Settembre 25th, 2007

Perchè a volte la tartufaie smettono la produzione?

In Valnerina i tartufi sono diminuiti drasticamente intorno al 1968 quando una legge vietò il pascolo delle capre nei boschi. Vietato il pascolo delle capre è venuta meno la concimazione organica sulle tartufaie, i boschi si sono schiusi anche perché la gente non va più a raccogliere la legna. Infittiti i boschi sono scomparse tutte le tartufaie. Nuove tartufaie si sono formate nei terreni abbandonati, nelle vecchie carbonaie dove il carbone mantiene soffice il terreno. L’ambiente è importante: allorché si creano le condizione si formano le tartufaie, quando le condizioni vengono meno le tartufaie scompaiono. Se si interviene a ripulire il bosco si ricreerebbero le tartufaie. È estremamente importante cominciare a capire l’ecologia di ogni tartufo. Se si conosce l’ambiente si può migliorare la tartufaia e andare a colpo sicuro quando si va a tartufi. Quando si va a cercare il bianco si può guardare da lontano ed individuare il pioppo bianco; quando c’è questa specie si va quasi sul sicuro perché il pioppo bianco è indice di umidità del terreno, è indice di ambiente fresco, ovvero di ambiente idoneo al tartufo bianco.

 

Per informazioni scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, controllo micorrize in campo?

Martedì, Settembre 25th, 2007

E’ possibile controllare se nelle radici delle piante in campo sono presenti micorrize?

In allestimento

Per quesiti o informazioni scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, il pianello è segno di produzione?

Martedì, Settembre 25th, 2007

Non sempre, in base ai dati di affermati ricercatori solo il 40%-50% di piante con il “pianello” effettivamente producono, almeno finora; tenete conto che gli impianti piu’ vecchi seguiti da quest’ultimi hanno circa 15 anni quindi probabilmente i risultati sono destinati a migliorare, ma va ricordato che come altri funghi diversi dai tartufi possono formare “il pianello”.

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 Si puo’ aggiungere in proposito quello che si e’ scoperto nello studiare una tartufaia di proprieta’ della Comunita’ Montana  di Spoleto. Si tratta di una tartufaia bellissima di circa 15 anni, costituita da carpini e roverelle; i pianelli sono numerosi e molto evidenti eppure la produzione e’ scarsissima se non addirittura nulla pur trovandosi in una zona ricca di tartufaie naturali; i ricercatori sono allora andati a verificare lo stato di micorrizzazione delle radici e si e’ riscontrato che le micorrize appartenenti a Tuber Melanosporum Vitt., specie con cui erano state inoculatele piante, erano molto scarse mentre abbondanti si trovavano quelle di un altro fungo micorrizico, anche questo in grado di “bruciare”, cioe’ di formare il “pianello” come il nero pregiato. Una conferma di quanto era stato trovato venne da alcuni ricercatori francesi che si erano venuti a trovare in una situazione analoga. Per cercare di risolvere il problema  lo scorso anno dei ricercatori hanno sotterrato dei corpi fruttiferi di tartufo nero pregiato intorno ad alcune piante; su altre piante si e’ provveduto con delle irrigazioni; quest’anno si dovranno verificare se il numero di micorrize di tartufo e’ aumentato o viceversa sono diminuite quelle del fungo “inquinante”. Ovviamente la ricerca e’ lenta e probabilmente gli effetti, se ci saranno, saranno visibili negli anni successivi; quella sulla tartuficoltura e’ quindi una ricerca che richiede tempo proprio perche’ segue dei ritmi biologici che inevitabilmente sono lenti. Tutto questo per dire come “il pianello”, anche se presente, non e’ una condizione di sicura produzione di tartufo nero.   

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Per quesiti o informazioni scrivere a tartuficoltura@gmail.com


Tartuficoltura, quanta produzione e quando?

Martedì, Settembre 25th, 2007


Quanto producono le tartufaie coltivate?

Dal punto di vista della produttività le tartufaie coltivate di nero pregiato hanno dato, anche se non sempre, delle risposte molto significative;ovviamente quando sono state rispettate tutte quelle condizioni di clima, terreno, pianta e di tecniche colturali necessarie;qualche difficoltà si ha nel mantenere costante la produzione, questo perchè molti sono i fattori che entrano in gioco e che la condizionano interagendo tra di loro.
Per quanto riguarda il tartufo bianco, la ricerca è iniziata con molto ritardo rispetto al  nero pregiato, ma soprattutto è stata ed è portata avanti da un minor numero di ricercatori, questo perchè il ha una distribuzione molto limitata.
G.DI.M. La coltivazione del Tuber melanosporum Vitt. comincia ad essere molto interessante anche da un punto di vista economico.
Per esempio alcune tartufaie coltivate dellìetà di 13 14 anni hanno prodotto dai 50 -6 kg di tartufi per ettaro.
Considerato l’alto costo del tartufo e il fatto ce i terreni dove sono stati realizzati gli impianti sono marginali, il riscontro economico è sicuramente interessante.
Il problema, come si diceva è quello di incrementare e di stabilizzare la produzione che è fortemente condizionata dall’andamento climatico.In italia, purtroppo, non sempre si riesce ad irrigare sia per gli alti costi, sia perchè le tartufaie coltivate vengono reralizzate in terreni marginali dove è difficile predisporre impianti di irrigazione.
I Francesi, al contrario, trattano ormai le tartufaie come una qualsiasi coltura arborea intensiva, ottenendo risultati produttivi molti soddisfacenti.

L’entrata in produzione della tartufaia dipende dalla specie della pianta ospite, dalla specie di tartufo e da fattori edafici e climatici.
I dati produttivi che riportiamo sono riferiti solo al tartufo nero pregiato in quanto solo per questo si dispone di risultati sperimentali.
IN generale le piante a rapido accrescimento, quali i noccioli, entrano in produzione rapidamente ( dopo 3-5 anni) ma la loro durata produttiva è breve ( 25-30 anni).
Le piante a lento accrescimento cmoe le querce entrano in produzione più tardi ( dopo 7-10 anni) ma il loro periodo produttivo può arrivare a 50 anni e più.
Una tartufaia di tartufo nero pregiato può produrre 30-50 kg/ha di tartufo per anno con un massimo produttivo finora registrato di 150 kg/ha di tartufo per anno.
Il tartuficoltore durante la stagione di raccolta dovrà ispezionare periodicamente la tartufaia con cani appositamente addestrati.
Quando il cane segnalerà la posizione del tartufo si farà una buca il più piccola possibile avendo cura di non rompere le radici.
Una volta estratto il tartufola buca va immediatamente richiusa utilizzando il terreno rimosso per impedire la morte delle radici micorrizate per disidratazione.

Per quesiti o informazioni scrivere a tartuficoltura@gmail.com

Tartuficoltura, analisi del terreno

Martedì, Settembre 25th, 2007

Quale tipo di analisi va fatto per stabilire se il terreno è adatto alla coltivazione dei tartufi?
G.di M. Normalmente la prima cosa che viene fatta è una Normale analisi del terreno mediante la quale viene determinata:La granulometria cioè la presenza di percentuale di sabbia, limo ed argilla sulla terra fine, il  valore del PH, il contenuto di sostanza organica, il calcare totale e quello attivo.
Il numero di campioni da analizzare dipende dal grado di variabilità del terreno, più questo è varaibile, maggiore sarà il numero di campioni da prelevare.
Ovviamente la sola analisi del terreno non ci dà tutte le informazioni necessarie, è importante quindi conoscere la piovosità media e la sua distribuzione durante l’anno, l’altitudine, l’esposizione, la profondità della falda ecc. insomma acquisire tutte le informazioni necessarie per stabilire se è possibile coltivare tartufi in quel terreno e se si qual’è la combinazione pianta - tartufo migliore.
E’ la natura stessa del luogo che ci da delle preziose informazioni e delle risposta utili alle nostre richieste.
Se nell’ambiente circostante si raccolgie una determinata specie di tartufo significa che in quel punto si verificano condizioni ottimali per la crescita di quel tartufo; analogamente si deve ragionare quando si affronta il problema della scelta della pianta simbionte;quindi se vi sono roverelle sarà consigliabile impiantare roverelle, se vi sono carpini, carpini e così via. Assecondare cioè al massimo quello che la natura del luogo ci dice; quindi potremo avere delle conferme ulteriori con le analisi del terreno, con i dati climatici ecc.

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