Tartufo bianco pregiato
(Tuber magnatum Pico)

Le dimensioni dei carpofori di questo tartufo sono molto variabili e vanno da quelle di un pisello a quelle di una grossa patata che può avvicinarsi in alcuni casi al chilogrammo di peso.
La forma può essere regolarmente globosa ma anche irregolare con numerosi lobi e sinuosità.
Il peridio esterno è di colore giallo - ocraceo o giallo olivastro, a volte con zonature bruno - rugginose anche estese. La superficie è liscia.

La gleba appare di colore variabile dal bianco al grigiastro, alle varie tonalità di giallo o anche decisamente nocciola; in alcuni esemplari s notano zone di colore rosso scuro. Essa risulta solcata da sottili venature biancastre ad andamento sinuoso ed anastomosate in più punti.
L’odore particolarmente spiccato e aromatico, non è facilmente definibile, ma ricorda una combinazione di aglio e di formaggio grana.
Cresce in pianura ed in collina fino a 600- 700 s-l-m ( eccezionalmente anche più in alto), in simbiosi con il tiglio, il pioppo, le querce, i salici, ed i noccioli.Come quasi tutte le specie di tartufo si sviluppa su suoli calcarei a reazione neutra o sub - alcalina.Ama anche i terreni freschi e cresce preferibilmente lungo le vallate in prossimità di corsi d’ acqua.
L’epoca di maturazione varia da settembre a dicembre ed è influenzata notevolmente dall’altitudine:iprimi tartufi a maturare sono sempre quelli in pianura.In alcune zone e in alcune annate particolari si possono trovare carpofori di Tuber magnatum anche in luglio ed in agosto.Si tratta i n questi casi di esemplari quasi sempre superficiali, di scarso profumo, ( i fioroni) che sono poco appetibili e poco adatti alla conservazione.Per la loro scadente qualità e per non danneggiare le tartufaie in cui i corpi fruttiferi, che si svilupperanno in mesi successivi, sono già in via di formazione, è necessario astenersi dalla raccolta, che peraltro in questo periodo è vietata dalle leggi nazionale e regionale.Talora anche in settembre, quando la raccolta del tartufo bianco è gia aperta ( Regione Emilia Romagna), possono trovarsi dei Tuber magnatum con le caratteristiche dei fioroni, ossia molli, verminati e maleodoranti.Anche in questo caso dobbiamo astenerci dalla loro raccolta e riporli nella buca che abbiamo scavato, che va poi richiusa accuratamente.In questo modo permettiamo che le spore dei fioroni rimasti nel terreno possano svolgere la loro funzione inseminatrice.
Il tartufo bianco può essere scambiato con altre due specie di tartufo: con il bianchetto ( Tuber abidum) commestibile, ma di qualità inferiore e con il Falso tartufo bianco ( Choiromyces meandriformis) leggermente tossico e indigesto.
Il bianco si distingue dal bianchetto per:
-il colore del peridio, generalmente più scuro nel tartufo bianchetto;
-il colore della gleba, che a maturità è giallo nocciola nel tartufo bianco ( Tuber magnatum) con numerose venature sottilissime e bruno - marrone nel bianchetto ( Tuber magnatum) con venature più grossolane;
-l’odore, molto più delicato e gradevole nel tartufo bianco ( Tuber magnatum);
-l’epoca di maturazione: settembre - dicembre per il tartufo bianco, dicembre aprile per il Bianchetto;
Il tartufo bianco pregiato si distingue dal falso tartufo bianco ( Choiromyces meandriformis) per:
-le caratteristiche della gleba, solcata da vene anastomosate fra loro nel tartufo bianco, isolate e non comunicanti nel falso tartufo bianco;
-il peso dei carpofori, molto più leggeri nel falso tartufo bianco;
-l’odore, aromatico nel tartufo bianco, debolmente fungino nel falso tartufo bianco.
Foto e testo estrapolati dal testo “Conoscere i tartufi”, pubblicati in questo sito web previo consenso degli autori: G.Govi, A. Zambonelli e Marco Morara , nonchè dalla Regione Emilia Romagna proprietaria dei diritti.
In tartuficoltura solo pochi impianti hanno dato una produzione, anche se alcuni sono in attesa di riscontri visto che le piantine sono state messe a dimora da pochi anni.
Di certo ha un areale limitato e sono quindi esigue le zone idoee per una ottimale coltivazione.
E’ il tartufo più pregiato ed, in assoluto, il tartufo più difficile da coltivare e di più lunga aspettativa.
E’ senz’altro da mettere a punto la tecnica di coltivazione.
Ha un valore commerciale elevato, ciò è dovuto alla forte richiesta di mercato, alla produzione limitata ed alla bassa conservabilità del prodotto.
Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com