Tartuficoltura, la sarchiatura

 Come in quasi tutte le culture la sarchiatura del terreno risulta proficua anche per la tartufaia.

Logicamente bisogna fare in modo che gli attrezzi usati vadano a rendere soffice il terreno senza però recidere le radici della pianta simbionte e comare.

Per sarchiatura della tartufaia è da intendersi la smossa del terreno senza rovesciarlo o strapparlo.

Solitamente viene usato il conosciuto bidente o una vangatrice a cui sono state sostituite le vanghette con dei corni d’acciaio.

La penetrazione di questi corpi, che si inseriscono nel terreno, possono raggiungere anche i 25-30 centimetri, in alcuni casi ciò ha consentito di raddoppiare o triplicare la produzione.

Quindi erronea è la convinzione di non toccare la tartufaia per evitare che si rovini!

Logicamente questa va sarchiata in un ben determinato periodo che corrisponde al momento in cui è finita la produzione annuale e sta per iniziare il nuovo ciclo biologico. NON MESI DOPO!!

Quindi per le varie specie e in relazione al termine della produzione potrete iniziare la sarchiatura.

E’ bene, inoltre, almeno nei primi anni dalla messa a dimora delle piantine micorrizate, eliminare le piante erbacee o arbustive che possono concorrere e quindi pregiudicare la vita della simbionte e della comare.

Lavorazioni, superficiali e manuali, specialmente in primavera possono, mediante zappettatura, eliminare queste piante competitive e migliorare la penetrazione dell’acqua. Particolare attenzione va posta a riguardo della vicinanza del fusto ove la profondità, consigliata, da non superare, è di cinque centimetri.

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


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