Tartuficoltura, la pacciamatura
La pacciamatura ha il fine di evitare una evaporazione dell’acqua presente nel terreno, questa consiste nel ricoprirlo con materiale vario, solitamente ad una distanza di 40- 60 cm di raggio cui centro è il fusto della pianta superiore.
Da ricerche applicate si è addivenuti alla conclusione che il pacciamante più idoneo alla tartuficoltura sia per le piantine messe a dimora che per quelle in produzione, è il feltro di lana con caratteristiche particolari ossia bassa densità di feltratura che dopo la sua funzione si disgrega nel suolo, apportando elementi utili alla produzione del tartufo e quindi di non inquinare, al contrario di film di plastica etc, inoltre evita lo sviluppo di vegetazione erbacea-arbustiva.
Nella pacciamatura l’uso di materiali impropri ha causato danni, il peggio è stato fatto con l’uso di balle di paglia, che hanno asfissiato il suolo portando i valori del PH a livelli incompatibili alla produzione del melanosporum facendo virare la produzione su tartufi inferiori come il brumale e il moschatum.
Non sempre la pacciamatura risulta utile durante l’anno.
Questa deve essere posta dopo i temporali e l’ irrigazione estiva al fine di evitare una l’eccessiva evaporazione.
La copertura va effettuata alternata, a zone coperte che trattengano una maggior umidità e zone libere che daranno modo al terreno di riscaldarsi.
Anche in ambiente naturale i tartufi vanno a localizzarsi proprio sotto i materiali presenti in loco, come pietre, tronchi di albero secchi ecc, cosi avverrà in tartuficoltura, i tartufi cresceranno sotto i materiali usati per la copertura del suolo circostante la pianta micorrizata.
Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com