Terreni naturali Tuber magnatum Pico

I terreni delle tartufaie naturali di Tuber magnatum Pico

Le analisi fisiche e chimiche eseguite sui terreni prelevati nelle cave di tartufo bianco pregiato mostrano, al pari di quelle effettuate nelle cave del T. melanosporum, una notevole eterogeneità nei valori dei parametri esaminati.

Riassumiamo di seguito le principali caratteristiche fisico-chimiche dei suoli del T. magnatum Pico.

colore e struttura;
scheletro;
tessitura;
carbonati e pH;
sostanza organica;
macroelementi;
Caratteri edafici;

Colore e struttura


I terreni delle tartufaie studiate sono generalmente di colore grigio, con sensibili variazioni al mutare del grado di umidità: passiamo infatti dal grigio molto chiaro o dal giallo chiaro dei campioni secchi, al grigio brunastro o bruno oliva di quelli umidi.

La struttura del suolo è in netta prevalenza poliedrica angolare, passante a poliedrica sub-angolare in coincidenza con l’aumentare della componente sabbiosa o di quella organica.

Scheletro


Lo scheletro è del tutto assente e nella maggior parte dei campioni è presente in quantità modeste (<10%); solo nell’11,8% delle tartufaie esaminate (900 campioni del prog. ECOT), il terreno conteneva più del 10% di frammenti > 2 mm, con punte attorno al 25%.

Tessitura


La tessitura si presenta generalmente equilibrata o moderatamente fine, con contenuti assai variabili di sabbia, che oscilla dall’1 al 61 % con costante netta prevalenza delle frazioni fini su quelle grossolane, fa riscontro una variabilità leggermente più contenuta del limo (dal 24 al 73 %) ed una ancora meno ampia dell’argilla (dal 13 al 45 %).

Nei campioni esaminati nel progetto ECOT, la maggior parte delle determinazioni sono ascrivibili alla tessitura franca (35,3% ), franco-argillosa (13,2 %), franco-limo-argillosa (25 %) e in ultimo franco-limosa (16,2%).

Carbonati e pH


I carbonati sono in genere presenti in quantità sostenute (contenuto medio 21 %), con punte attorno al 50 %.
Di conseguenza la reazione si mantiene su valori elevati (valore medio 7,85 - 8); il valore massimo raggiunto è pari ad 8,25.

Sostanza organica


La sostanza organica è presente in quantità che oscillano tra lo 0,95% ed il 5,80 % (valore medio 2,82%).

Macroelementi


L’azoto totale è presente in quantità variabili dallo 0,068 allo 0,278 % (valore medio 0,131); la determinazione è stata utilizzata soprattutto per il calcolo del rapporto C/N che è compreso generalmente tra 10 e 15 (valore medio 12,3) dimostrando che si tratta di humus di tipo “mull calcico”, anche se vi sono alcuni campioni che oltrepassano tali limiti (valori estremi 6,2 e 18,4).

Come prevedibile in terreni prevalentemente ben torniti in argillla e calcare, si osserva una generalizzata povertà in fosforo ed elevate dotazioni potassiche: in dettaglio, l’anidride fosforica assimilabile oscilla da 11 a 86 Kg/ha (valore medio 26 Kg/ha) mentre l’ossido di potassio scambiabile è presente in quantità variabili da 270 a 1670 Kg/ha (valore medio 565 Kg/ha).

In rapporto al differente contenuto in sostanza organica ed in argilla, si osservano oscillazioni nella capacità di scambio cationico tra 22 e 26 meq/100 grammi di terreno.

Caratteri edafici


Dal punto di vista pedologico, ci si trova dinanzi a suoli fermi ai primissimi stadi di evoluzione per una concomitanza di varie cause legate a condizioni naturali (elevata erodibilità dei materiali, regime pluviometrico, inclinazione delle superfici) e/o a fattori umani (cattivo governo delle acque e, in generale, imprudente gestione del suolo) che si traduce in un continuo ringiovanimento del profilo. Esso è ridotto ad una successione di tipo A(B)C, se non addirittura di tipo AC.

Questi suoli hanno abbandonato da poco il livello di regosuolo , senza aver ancora raggiunto quello di “Terra bruna modale”; molto spesso è presente infatti l’orizzonte di alterazione (strutturale o cambico) ma la decarbonatazione del profilo è parziale.

In termini U.S.D.A. questi suoli sono ascrivibili agli Entisuoli (Xerorthents typici) o, più spesso, agli Inceptisuoli (Xerochrepts typici e fluventici).

Approfondimenti…..


Il Tuber magnatum si rinviene in tartufaie naturali su terreni freschi, poco evoluti e privi di ristagni di acqua, che derivano da litotipi pelitico-arenacei, arenaceo-pelitici, arenacei, arenaceo-calcarei, calcareo-marnosi, marnosi o marnoso argillosi del Miocene - Pliocene (Terziario) ed anche del Pleistocene - Olocene (Quaterenario), zone individuabili dalle cartine geologiche

Questi terreni presentano sempre una certa porosita’ e garantiscono un sufficiente drenaggio.

La tessitura puo’ essere franca, franco-sabbiosa, franco-limosa o franco-sabbiosa-limosa.
La reazione va dalla neutralita’ alla sub-alcalinita’ (pH 7-8).
Il calcare totale (CaCO3) ha forti oscillazioni in base al tipo di substrato, in media oscilla intorno a valori del 20-30%.
Il contenuto in umus raggiunge valori medi del 3% ed il rapporto C/N oscilla intorno a 10. Tra le basi scambiabili, il Calcio e’ quello maggiormente rappresentato.

Le tartufaie naturali danno buone produzioni nelle annate in cui le precipitazioni sono ben distribuite durante l’anno e soprattutto quando non si manifesta la siccita’ durante i mesi estivi.
Dall’esame dei diagrammi climatici di Bagnouls e Gaussen si rileva che in tali annate la curva delle precipitazioni non scende mai al di sotto di quelle delle temperature.

Le tartufaie si rinvengono dal livello del mare fino ad una altitudine di 1000 m slm nelle fasce fitoclimatiche del Pavari comprese tra la sottozona fredda del Lauretum e la sotto zona calda del Fagetum.

Il T. magnatum vive in simbiosi con diverse specie forestali a seconda dell’ambiente e delle esposizioni, possiamo ritrovarlo in diversi luoghi:

nei relitti dei boschi planiziali:
con la farnia (Quercus peduncolata), tigli (Tilia sp.), nocciolo (Corylus avellana), pioppi (Populus alba, P. nigra, P. nigra var. italica), carpino bianco (Carpinus betulus), roverella (Quercus pubescens).

Nei pioppeti artificiali e nei filari lungo le strade:
con i pioppi e con i salici (Salix alba, S. caprea, S. viminalis

nei fondovalle umidi e lungo i corsi d’acqua:
con la roverella (Quercus pubescens), il rovere (Quercus petrea), il,cerro (Quercus cerris) il carpino nero (Ostrya carpinifolia).

Nelle aree collinari:
La vegetazione arbustiva e’ costituita prevalentemente dai rovi (Rubus sp.), dal pruno selvatico (Prunus spinosa), sanguinello (Cornus sanguinea), rosa selvatica (Rosa canina), vitalba (Clematis vitalba), sambuco (Sambucus nigra), biancospini (Crataegus monogyna e C. oxyacantha), cotoneastro (Pyracantha coccinea) e la ginestra odorosa (Spartium junceum).

In queste aree boschive situate in zone ove durante il periodo estivo non viene mai meno un certo grado di umidita’, si rinvengono la maggior parte delle tartufaie naturali.

Le citate latifoglie autoctone, anche se isolate nei pascoli o disposte in fasce o in filari per delimitare appezzamenti di terreno oppure i corsi d’acqua o ai bordi della rete viaria rurale, sono in grado di produrre il T. magnatum, che talvolta puo’ essere raccolto anche a notevole distanza dalle piante simbionti.

Nel Centro Italia, i primi corpi fruttiferi compaiono a partire da fine Agosto, ma emanano scarso profumo e sono invasi da larve di insetti per cui marciscono in fretta.

Non sono assolutamente da raccogliere perche’ inadatti al consumo mentre sembrano svolgere una funzione di rilievo per la riproduzione della specie.

I tartufi migliori per caratteristiche organolettiche, si rinvengono quando la temperatura media scende sotto i 10°C e quindi a partire da fine Ottobre per terminare alla fine di Dicembre.

Si sviluppano ad una Profondita’ che puo’ variare da alcuni a 30-40 cm, in funzione della scioltezza del terreno dalla quale dipende anche la regolarita’ morfologica del corpo fruttifero. L’areale di diffusione di questo tartufo e’ ristretto: comprende il nostro Paese e più precisamente le regioni del:

Molise,

Abruzzo,

Marche,

Lazio

Umbria,

Toscana,

Emilia Romagna,

Piemonte

Campania

Liguria

Sono anche comprese alcune zone del Veneto e della Lombardia, emergenti sono anche altre regioni del sud come la Calabria e la Puglia

Al di fuori dell’Italia si rinviene in alcune zone del Canton Ticino, nell’Istria ed in altre zone della ex Jugoslavia.

 

Per quesiti, informazioni o invio di esperienze riguardanti questo settore scrivere a tartuficoltura@gmail.com


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